Il 2024 è stato un altro anno di rallentamento e persino di recessione per le economie europee, a causa della riduzione delle misure di stimolo e del continuo inasprimento della politica monetaria da parte della Banca centrale europea (BCE). Queste misure, tuttavia, hanno avuto un certo impatto positivo sull’economia: l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) dell’UE, infatti, dovrebbe scendere dal 6,4% nel 2023 al 2,6% nel 2024. Tenuto conto del graduale calo dell’inflazione la BCE ha iniziato a ridurre i principali tassi di interesse, ma le conseguenze reali di questa misura non saranno avvertite prima della metà del 2025. Il tasso di crescita reale del PIL nelle maggiori economie europee si attesta al livello più basso dalla fine della pandemia di coronavirus e, sebbene la BCE si aspetti un piccolo aggiustamento positivo dell’indicatore dallo 0,4% nel 2023 allo 0,9% nel 2024, alcuni paesi stanno di fatto vivendo una recessione. Va inoltre osservato che il divario tra Europa settentrionale e meridionale si sta ampliando. Mentre la Germania è vicina al secondo anno di recessione, l’Italia sta vivendo una crescita lenta. La forte dipendenza dell’Europa settentrionale dalle forniture energetiche russe e la graduale ripresa del turismo nell’Europa meridionale dopo la fine della pandemia hanno contribuito a creare la situazione attuale. Anche le diverse posizioni dei governi verso lo stimolo delle proprie economie hanno svolto un ruolo significativo: mentre in Germania i programmi statali sono stati ridotti al minimo, in Italia il governo ha continuato a investire nell’economia.
Secondo le stime di SteelOrbis, il consumo apparente di acciai finiti nell’UE dovrebbe diminuire di almeno il 2% su base annua, raggiungendo i 120 milioni di tonnellate nel 2024, il livello più basso dalla crisi finanziaria del 2008. La produzione di acciai finiti diminuirà del 3% su base annua, mentre le esportazioni e le importazioni di acciaio dovrebbero crescere rispettivamente dell’1-2% e del 3-4% su base annua. Nel 2024 i produttori europei di acciaio hanno cercato di aumentare le forniture all’esportazione, in quanto il consumo interno si attestava a livelli bassi. Allo stesso tempo la quota delle importazioni di acciai finiti in Unione Europea è aumentata dal 14 al 15% per i prodotti lunghi e dal 26 al 28% per i prodotti piani, sempre su base annua. A ottobre la Commissione europea ha avviato il processo di registrazione per le importazioni di coils a caldo (HRC) dall’Egitto, dall’India, dal Giappone e dal Vietnam, che sono oggetto di indagini antidumping in corso. La registrazione delle importazioni, che scadrà tra nove mesi, consentirà – se necessario – la riscossione retroattiva dei dazi antidumping.
Consumo di acciai finiti in Unione Europea
In risposta alla crisi dei consumi le società siderurgiche del nord Europa stanno vendendo le filiali e rivedendo le gamme di prodotti, concentrandosi sulla produzione di acciaio ad alta tecnologia anziché di acciaio per utensili e di acciaio ad uso ingegneristico. Intanto, in Europa meridionale, misure come i tagli alla produzione, le interruzioni per lunghi periodi e i licenziamenti dei dipendenti continuano a consentire alle aziende di rimanere a galla. Le rispettive situazioni nei mercati dei lunghi e dei piani in Europa differiscono solo leggermente: nessuno dei due mercati, infatti, ha una solida base per la crescita. I consumatori di prodotti lunghi non hanno fretta di investire nell’edilizia a causa delle turbolenze economiche in UE, mentre il mercato dei piani, dipendente dall’industria automobilistica, sta affrontando la concorrenza dei fornitori cinesi. È probabile che le esportazioni cinesi di acciaio nel 2024 supereranno il record del 2015 di 110 milioni di tonnellate, raggiungendo gli oltre 111 milioni. L'acciaio cinese a basso costo sta inondando il mercato globale, creando sfide per i produttori locali che non sono più in grado di aumentare i prezzi.
Alla fine del 2024 i margini dei produttori integrati di acciai piani in Europa erano solo un quarto, o al massimo la metà, dei margini registrati a inizio anno: 40-70 €/t contro 130-170 €/t. La redditività dei produttori di acciai piani con EAF si stava gradualmente avvicinando ai valori negativi, attestandosi a soli 5-20 €/t alla fine del 2024. Allo stesso tempo, negli ultimi mesi del 2024, i rilaminatori di bramme importate con sede nell’Unione Europea, anche quelle dalla Russia vendute a prezzi scontati, non hanno realizzato alcun profitto. Sebbene i margini alla fine del 2024 corrispondano a quelli della fine del 2019, va sottolineato che la variazione totale dell’IPCA nell’UE è stata superiore al 20% nel periodo 2019-2024, e che l’euro ha indicato un deprezzamento del 4% rispetto al dollaro statunitense nel 2024 rispetto al 2019.
Margini dei produttori europei di HRC in euro, franco produttore
La European Steel Association (EUROFER) e il sindacato IndustriAll hanno invitato la Commissione Europea a tenere un vertice sulla siderurgia all’inizio del 2025 per discutere il piano d’azione dell’UE sulla siderurgia, che propone misure per ripristinare la competitività dell’industria siderurgica regionale. I punti chiave del piano sono il rafforzamento della protezione commerciale dell’Unione, l’introduzione di misure volte a garantire che il CBAM funzioni nella pratica, l’accesso alle materie prime critiche per la produzione dell’acciaio, compresi i rottami, l’adozione di misure che trasferiscano ai consumatori elettricità efficiente sotto il profilo dei costi e l’aumento del sostegno agli investimenti nella transizione verso l’acciaio verde.
La situazione dei mercati siderurgici europei potrebbe peggiorare nel 2025, a fronte di nuove sfide esterne quali la segmentazione dei flussi commerciali e l’escalation delle guerre commerciali. Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente dichiarato la sua intenzione di aumentare i dazi sui prodotti importati da Cina, Europa, Canada e Messico, il che potrebbe avvenire già nel gennaio 2025. Il riorientamento dei flussi commerciali dal mercato statunitense verso l’Europa potrebbe esercitare una pressione ancora maggiore sui prezzi in questa regione. Inoltre, nel 2024 la quota detenuta dagli Stati Uniti nelle esportazioni dell’UE è stata pari al 5-10% per gli HRC e al 10-20% per il tondo e la vergella.
I produttori europei di acciaio sono da un lato impossibilitati ad aumentare i prezzi degli acciai finiti, e dall’altro incapaci di ridurre i costi di produzione. Nel 2024 i prezzi degli HRC in Europa sono diminuiti dell’11% su base annua. Il ritmo della riduzione dei costi è stato molto più lento. I produttori di HRC basati su BOF in Europa hanno ottenuto una riduzione dei costi solo del 7% nel corso dell’anno. I produttori cinesi integrati di HRC hanno registrato un calo analogo, in quanto i prezzi mondiali del minerale di ferro e del carbone da coke si sono formati in Asia. Le vere criticità per i produttori siderurgici europei sono state i prezzi dei rottami d’acciaio dell’elettricità. Nel 2024 i produttori di HRC su base EAF e i rilaminatori di bramme importate in Europa sono stati in grado di ridurre i costi rispettivamente del 3% e del 5% su base annua.
Struttura completa dei costi degli HRC italiani, franco produttore
I grandi produttori europei di acciaio basati su altoforno stanno rinviando o abbandonando i progetti di decarbonizzazione a causa della mancanza di domanda di acciaio verde sul mercato interno e di un sostegno pubblico sufficiente. Dall’altra parte, l’acciaio basato su forno elettrico ad arco rimane svantaggiato, poiché i governi europei non hanno un approccio strutturato per fornire energia a prezzi convenienti. Ogni paese europeo sta cercando di risolvere da solo il problema dell’aumento dei prezzi dell’elettricità. Ad esempio, Italia e Francia stanno valutando investimenti congiunti nell’energia nucleare, mentre la Germania sta puntando allo sviluppo di fonti di energia rinnovabili. Anche i progetti a idrogeno verde sono in fase di abbandono, a causa della scarsa redditività economica e della mancanza di chiarezza in merito alle normative di mercato. A dicembre i prezzi dell’elettricità sono stati superiori a 120 €/MWh nei principali mercati europei, quasi il doppio in termini tendenziali.
Prezzo medio dell'elettricità nei principali paesi europei
Nel 2025 il consumo apparente di acciaio in Europa potrebbe riprendersi leggermente, ma anche mantenere il precedente livello sarà una sfida. I costi e la redditività dei prodotti siderurgici finiti in Europa potrebbero aumentare leggermente parallelamente al rafforzamento della domanda. L’allentamento della politica monetaria e l’eventuale adozione di un piano strutturale per la ripresa dell’industria da parte della Commissione Europea sono gli unici fattori che potrebbero sostenere la crescita.
La CE rafforzerà in primo luogo le misure di salvaguardia contro le importazioni, che possono essere attuate rapidamente e portare risultati quasi immediatamente, anche se a breve termine. Il mercato siderurgico europeo diventerà più chiuso, cosa che ci si aspetta data la politica analoga negli Stati Uniti e la strategia aggressiva di ampio sviluppo in Cina.
Il settore siderurgico europeo probabilmente convincerà i governi a sovvenzionare il settore energetico, che non risolverà i problemi accumulati, ma li aggraverà. Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili è la soluzione migliore, ma richiede anche investimenti finanziari. Il riconoscimento del rottame come materia prima secondaria strategica e le conseguenti restrizioni all'esportazione possono ridurre il costo del rottame a breve termine, ma a lungo termine comporterà solo una riduzione della raccolta.
Se la CE approvasse un piano strutturale per il mercato dell’acciaio verde e dell’energia e assegnasse fondi sufficienti per il loro sviluppo, la domanda di prodotti siderurgici si riprenderebbe, ma l'effetto reale di queste misure sarebbe avvertito solo nel tempo. Altre misure a breve termine possono fornire sostegno in tempi difficili, ma dovranno essere sostituite da decisioni più radicali.