La Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha definito illegali i dazi globali al 10% imposti dal presidente Donald Trump ai sensi sella Sezione 122 del Trade Act del 1974. Si tratta della seconda sconfitta giudiziaria sul fronte dei dazi subita dall’amministrazione nel 2026.
Trump si è appellato alla Sezione 122 – un provvedimento a cui non si è mai fatto ricorso fino ad ora che consente di imporre dazi fino al 15% per 150 giorni per far fronte a deficit della bilancia dei pagamenti – a febbraio, quando la Corte Suprema aveva bocciato i dazi imposti nell’ambito dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Il supplemento previsto dalla Sezione 122 sarebbe dovuto rimanere in vigore fino al 24 luglio.
La Corte ha respinto l’argomentazione dell’amministrazione secondo cui il riferimento della legge ai «deficit della bilancia dei pagamenti» equivale a un deficit commerciale. Secondo la maggioranza, consentire al presidente di scegliere tra i vari conti secondari per individuare tale deficit conferirebbe all’esecutivo un potere praticamente illimitato in materia di dazi doganali, che spetta invece al Congresso. Il terzo giudice ha invece dissentito, spiegando che la legge conferisce al presidente un margine di manovra più ampio.
L’ingiunzione si applica solo ai richiedenti, ovvero due piccole imprese e lo Stato di Washington, mentre per la maggior parte degli importatori le riscossioni proseguono. Le istanze presentate da un gruppo più ampio di Stati a guida democratica sono state respinte per mancanza di legittimazione ad agire. Venerdì 8 maggio il Dipartimento della Giustizia ha presentato ricorso alle Corti d’appello del tribunale federale.
La sentenza non incide sui dazi sull’acciaio e sull’alluminio, che sono stati imposti ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 per motivi di sicurezza nazionale e rimangono in vigore.