Cinque organizzazioni rappresentative dell’industria siderurgica statunitense hanno inviato venerdì 25 aprile una lettera al presidente Donald Trump per ribadire il proprio forte sostegno ai dazi sull’acciaio previsti dalla Sezione 232 e alla loro recente estensione, esortando l’amministrazione a mantenere in vigore tali misure anche nel contesto delle trattative bilaterali in corso su altri dazi.
Le associazioni firmatarie, American Iron and Steel Institute (AISI), Steel Manufacturers Association (SMA), Committee on Pipe and Tube Imports (CPTI), Specialty Steel Industry of North America (SSINA) e American Institute of Steel Construction (AISC), hanno accolto con favore, in una lettera congiunta inviata venerdì mattina alla Casa Bianca, la «decisione coraggiosa di aumentare i dazi al 50%» e hanno chiesto che non vengano concessi accordi speciali ad altri Paesi che possano ridurre o escludere l’applicazione della Sezione 232 sul comparto siderurgico, proprio mentre proseguono i negoziati sui dazi “reciproci” proposti dall’amministrazione.
«I dazi previsti dalla Sezione 232 restano fondamentali per l’industria siderurgica americana, considerato che il mercato globale dell’acciaio continua ad affrontare condizioni difficili e che il tasso di utilizzo della capacità produttiva negli Stati Uniti è ancora al di sotto dell’obiettivo dell’80% indicato nel rapporto del Dipartimento del Commercio del 2018», si legge nella lettera. Le associazioni sottolineano inoltre che i sussidi pubblici e altre pratiche commerciali scorrette da parte di governi stranieri hanno alimentato un eccesso di produzione di acciaio nei mercati internazionali.
«Purtroppo, anziché affrontare direttamente le conseguenze della crisi globale di sovracapacità nei propri mercati interni, molti dei nostri partner commerciali sembrano concentrarsi esclusivamente sull’ottenere esenzioni dai dazi americani previsti dalla Sezione 232», si legge ancora nel testo. «Siamo a conoscenza di richieste in tal senso da parte di diversi governi, tra cui Giappone, Corea del Sud, Vietnam e Indonesia, che fanno parte delle rispettive posizioni negoziali nell’ambito delle trattative sui dazi reciproci. Considerando che tali dazi e i relativi negoziati hanno l’obiettivo di ridurre i disavanzi commerciali degli Stati Uniti con altri Paesi e promuovere riforme volte a garantire un maggiore accesso ai mercati esteri per beni e servizi americani, non vi è alcuna giustificazione per ridurre o eliminare i dazi sull’acciaio nell’ambito di tali trattative».