Salvaguardia, trasformatori tedeschi contrari a un'estensione delle misure

martedì, 06 aprile 2021 17:15:15 (GMT+3)   |   Istanbul
       

La Industrieverband Blechumformung e.V. (IBU), associazione tedesca delle imprese della formatura e dello stampaggio dei fogli in acciaio, ha annunciato di aver inviato una lettera alla Commissione europea per chiedere, insieme all'associazione tedesca del commercio di acciai laminati a freddo (FVK), che le misure di salvaguardia sulle importazioni di acciaio non vengano estese alla loro scadenza (fine giugno di quest'anno). 

Nella lettera si afferma che la temuta ondata di importazioni non si è verificata, che l'utilizzo delle quote di importazione è in calo e che la capacità produttiva a livello mondiale è gestibile. In altre parole, non vi è alcun pericolo per l'industria siderurgica dell'UE che anzi, sta perfino beneficiano della carenza di acciaio.

«La continuazione delle misure non sarebbe conforme al WTO, poiché non vi è alcun rischio di grave pregiudizio nel settore – ha affermato Bernhard Jacobs, amministratore delegato dell'IBU –. Le argomentazioni dell'industria siderurgica, sostenute dai ministeri dell'economia di 12 Stati membri dell'UE, si basano su interpretazioni errate e sulla non considerazione dei dati. Mancano prove sufficienti della necessità di espandere delle misure di protezione».

Secondo i produttori siderurgici, la domanda di acciaio non si è ancora ripresa dalla crisi pandemica tenuto conto dell'attuale carenza di materiale. Secondo i trasformatori di acciaio, sostenendo la necessità di misure di salvaguardia, l'industria siderurgica ignora il calo delle quote di mercato delle importazioni da paesi terzi che si è registrato nel secondo e terzo trimestre del 2020. Martin Kunkel, amministratore delegato di FVK, ha affermato che la Commissione europea, nel prendere ogni decisione, deve «tener conto di tutti i periodi temporali e dei prodotti rilevanti». 

IBU e FVK hanno sottolineato che le statistiche mostrano che le importazioni di acciai laminati si sono attestate a livelli bassi nel 2020 e che già prima dell'emergenza coronavirus si registravano riduzioni dei volumi di importazione.


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