Dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Hunedoara a partire da settembre 2025, ArcelorMittal ha ricevuto manifestazioni di interesse da parte di un gruppo di investitori internazionali. Tuttavia, nonostante l’intento dichiarato di acquisire e rilanciare l’impianto, l’azienda non ha mostrato alcuna apertura al dialogo, lasciando il futuro del sito industriale in una profonda incertezza.
La decisione di chiudere l’impianto era stata attribuita ai forti rincari energetici e alla concorrenza aggressiva delle importazioni a basso costo, come evidenziato in un recente report di SteelOrbis. Subito dopo l’annuncio, un consorzio internazionale formato dalle società turche Belin Mining, Ceylan Metal Group e Nakkas Holding, insieme alla olandese GTS Investments B.V. e alla romena Richter Haus, ha presentato un’offerta concreta.
Nel luglio 2025, il gruppo di investitori ha formalizzato una lettera di intenti, delineando un piano per la ripresa delle attività, l’introduzione di tecnologie moderne e la prosecuzione della produzione di profili in acciaio e altri manufatti metallici. Gli investitori hanno inoltre confermato di disporre delle risorse finanziarie necessarie sia per l’acquisizione sia per la successiva modernizzazione del sito.
Nonostante la solidità finanziaria del progetto e il sostegno delle autorità locali, ArcelorMittal non ha avviato alcun confronto con il consorzio. Secondo le dichiarazioni degli investitori, l’azienda non ha programmato incontri, né avviato contatti, né concesso accesso preliminare all’impianto per le ispezioni. Di conseguenza, non è stato compiuto alcun passo verso l’avvio di negoziati formali.
Alla luce di questa totale assenza di riscontro, il futuro dello stabilimento ArcelorMittal Hunedoara resta appeso a un filo. Sebbene sia stato presentato un acquirente credibile con un’offerta concreta e le autorità locali spingano per una soluzione che salvaguardi attività industriale e posti di lavoro, al momento l’azienda non sembra intenzionata a portare avanti la vendita. Se la posizione di silenzio dovesse protrarsi, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, con il rischio di perdite occupazionali diffuse e la chiusura definitiva del sito produttivo.