Regno Unito, CBM: le nuove quote rischiano di causare un calo dell’offerta e rincari dei costi

lunedì, 13 aprile 2026 12:41:38 (GMT+3)   |   Istanbul

La Confederation of British Metalforming (CBM) ha sollevato serie preoccupazioni in merito alle misure commerciali per l’acciaio proposte dal Regno Unito, avvertendo che la riduzione delle quote potrebbe compromettere le catene di fornitura e far aumentare i costi per i settori a valle.

In una lettera indirizzata al Dipartimento per le imprese e il commercio (Department for Business and Trade, DBT), la CBM ha dichiarato che le revisioni pianificate dei contingenti tariffari per l’acciaio rischiano di colpire la competitività dei settori manifatturieri britannici, tra cui l’automotive, le costruzioni e l’ingegneria.

I tagli alle quote potrebbero creare carenze dell’offerta

La CBM ha sottolineato che i tagli previsti, in particolare quelli per la categoria 1A (coils laminati a caldo, HRC), limiteranno notevolmente la disponibilità d’importazione. Secondo quanto scritto nella lettera, i contingenti tariffari verranno ridotti del 90% a sole 102.000 tonnellate dalle attuali 988.000.

L’associazione ha avvertito che la produzione locale non sarebbe in grado di sostituire i volumi d’importazione persi in breve e medio termine, creando immediate carenze dell’offerta.

Previsti rialzi dei costi sul mercato

Secondo quanto dichiarato dalla CBM, il calo dei volumi importati causerebbe un aumento dei prezzi dell’acciaio, un maggiore affidamento sull’offerta domestica più cara e comprometterebbe la competitività del mercato.

La lettera fa inoltre notare che, in seguito all’annuncio delle quote, i prezzi britannici di alcune qualità di acciaio sono cresciuti di oltre 100 £/t, sollevando preoccupazioni sul dominio di mercato.

Settori a valle a rischio

La CBM ha avvertito che i produttori potrebbero rivedere le loro strategie di approvvigionamento. Per esempio, potrebbero:

  • importare prodotti finiti, anziché acciaio,
  • rilocalizzare la produzione al di fuori del Regno Unito,
  • ridurre le attività domestiche di lavorazione.

Questa tendenza potrebbe indebolire il settore siderurgico a valle del Regno Unito, che dipende dall’accesso alle materie prime con prezzi competitivi.

Dipendenza strutturale dall’import

La CBM ha sottolineato che il mercato siderurgico britannico rimane strutturalmente dipendente dalle importazioni.

Nel Regno Unito, la domanda totale di prodotti della categoria 4 (lamiere con rivestimento metallico) raggiunge 1,3-1,4 milioni di tonnellate all’anno: la produzione interna ne copre il 30% circa e le importazioni dall’Unione europea il 40%, lasciando un’importante quota dipendente dalle importazioni dal resto del mondo.

Il gruppo ha affermato che ulteriori tagli a queste importazioni potrebbero causare carenze di materiale, rincari dei costi e offerta di qualità inferiore.

Inoltre, la CBM ha criticato la struttura di allocazione delle quote, osservando che i tradizionali fornitori del Regno Unito – quali Turchia e Taiwan – resterebbero esclusi, mentre altri Paesi potrebbero ricevere quote sproporzionatamente elevate. Questo potrebbe alterare gli schemi e limitare l’accesso a qualità di acciaio specifiche richieste dai produttori.

Richieste revisioni e misure di salvaguardia

L’associazione ha esortato il governo a:

  • riconsiderare l’entità dei tagli delle quote,
  • rivedere le metodologie di allocazione,
  • garantire che le quote riflettano la domanda effettiva del mercato,
  • introdurre un «meccanismo di backstop» che consenta di importare materiale esente dal dazio al 50% se l’offerta domestica è insufficiente.

La CBM ha inoltre richiesto una collaborazione più stretta tra governo, produttori siderurgici e utilizzatori a valle.


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