Un’ampia coalizione formata da produttori europei di acciaio da forno elettrico (EAF), dai principali operatori del riciclo dei metalli e da Recycling Europe (già nota come EuRIC) ha inviato alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e a diversi Commissari una lettera in cui esprime “serie preoccupazioni” sull’attuale orientamento del dibattito europeo riguardante la definizione e l’etichettatura del cosiddetto “acciaio verde”.
L’iniziativa, definita dagli stessi firmatari come senza precedenti, segnala la convergenza di posizioni lungo l’intera filiera circolare dell’acciaio, tradizionalmente caratterizzata da interessi anche differenti. Recycling Europe, associazione europea delle imprese del recupero e riciclo dei metalli, di cui ASSOFERMET è membro storico e il cui vicepresidente è Cinzia Vezzosi, figura tra i promotori principali dell’azione.
Nel testo, datato 14 novembre 2025, i firmatari contestano l’ipotesi di adottare un’etichetta unica basata su metodologie a sliding scale, modello sviluppato inizialmente per la via primaria a carbone (BF-BOF). Secondo le imprese della filiera EAF, tale approccio “non riconoscerebbe adeguatamente” le prestazioni già oggi a basso tenore di CO₂ dell’acciaio prodotto tramite forno elettrico, che rappresenta circa il 45% della produzione europea ed è già ampiamente elettrificato e fondato sul riciclo.
I rappresentanti del settore ritengono che l’applicazione indifferenziata di questo schema a tutte le rotte produttive “sarebbe controproducente”, neutralizzando i benefici climatici derivanti dall’utilizzo di rottame e dalla circolarità dei processi EAF. Inoltre, la metodologia verrebbe percepita come squilibrata in quanto sviluppata, come sottolinea la lettera, attraverso consultazioni “quasi esclusivamente con produttori primari”, senza un adeguato coinvolgimento degli operatori della filiera del riciclo.
Rischio di distorsioni di mercato e aumento della dipendenza da importazioni
Secondo i firmatari, un’etichetta unica mal calibrata potrebbe generare effetti distorsivi significativi. L’applicazione di uno schema pensato per incentivare la decarbonizzazione della via primaria, se adottato anche per prodotti già a basse emissioni, potrebbe portare allo spiazzamento della produzione EAF europea a favore di acciai primari importati con un’impronta carbonica maggiore.
Tale scenario, avvertono, contrasterebbe con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione europea e aggraverebbe la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di materie prime, con implicazioni negative sia per la resilienza industriale sia per la sicurezza economica.
I firmatari richiamano inoltre l’attenzione sul fatto che un’etichetta concentrata solo sulle emissioni Scope 1 e 2 ignora una quota rilevante delle emissioni a monte (Scope 3), particolarmente rilevanti per ferroleghe e DRI/HBI, rendendo così la metodologia “irrilevante e inefficace” per una corretta comparazione tra prodotti siderurgici sia al carbonio che inossidabili
Richiesta alla Commissione: un approccio differenziato e coerente con la struttura industriale europea
La coalizione chiede alla Commissione di adottare un approccio non “one-size-fits-all”, evitando di omologare rotte produttive profondamente differenti per struttura dei costi, fabbisogno energetico ed emissioni. Viene invece sollecitato un quadro metodologico in linea con gli strumenti già utilizzati nell’UE che valorizzano la combinazione tra circolarità e riduzione dell’impronta carbonica.
Un’ampia rappresentanza della filiera europea
La lettera è stata firmata da aziende EAF attive in 15 paesi europei e dai principali operatori del riciclo rappresentati da Recycling Europe. Tra i firmatari figurano i maggiori impianti di frantumazione dei rottami metallici, come Galloo, EMR, Stena e Kuusakoski, insieme a numerosi gruppi siderurgici EAF, tra cui Acciaierie Venete, AFV Beltrame, Celsa, Feralpi, Grupo Industrial, Megasa, Ori Martin, Pittini, Riva, Sidenor, Tenaris e Valbruna.
Disponibilità al dialogo
La filiera circolare dell’acciaio ribadisce infine la propria disponibilità a contribuire ai lavori europei per la definizione di un quadro equilibrato e scientificamente solido. L’Europa, sottolineano, dispone già di un sistema industriale “leader mondiale” nella produzione di acciaio circolare e low-CO₂, che andrebbe sostenuto e non penalizzato nella fase di transizione climatica.