ORI Martin: ottimi risultati nel 2018 puntando su qualità e verticalizzazione

martedì, 16 luglio 2019 16:47:09 (GMT+3)   |   Brescia
       

Qualità del prodotto e verticalizzazione. Queste le due leve sulle quali ha deciso di agire ORI Martin negli ultimi anni e che hanno permesso al gruppo bresciano di ottenere ottimi risultati nell’anno fiscale 2018. Il fatturato è cresciuto del 23,8% rispetto al 2017, raggiungendo 574,7 milioni di euro. L’utile netto è ammontato a 36,9 milioni, contro i 14,12 del 2017. L’EBITDA si è attestato a 83,8 milioni, pari al 14,6% del fatturato, mentre il cash flow è salito a 84,4 milioni, pari al 14,7% dei ricavi. Si tratta di numeri «eccezionali e non facilmente ripetibili», aiutati da una congiuntura particolarmente favorevole, hanno commentato il presidente del gruppo Uggero De Miranda e il consigliere delegato Andrea Agnelli. L'aumento del fatturato è stato determinato in buona parte dall’incremento dei prezzi, ma anche da una richiesta molto forte, che è arrivata addirittura a superare l’offerta. L’azienda ha beneficiato soprattutto della forte domanda proveniente dal settore automotive, suo principale mercato di sbocco, ma anche di quella proveniente dai settori agricolo, delle energie alternative (come l’eolico, soprattutto in Germania), della meccanica e dello stampaggio.

Nell’esercizio 2018 il gruppo ha investito complessivamente circa 24 milioni di euro. Gli interventi principali hanno riguardato il miglioramento della qualità dei prodotti, l’ammodernamento tecnologico impiantistico in linea con l’industria 4.0 e l’installazione di nuovi impianti dedicati alla produzione di nuove tipologie di prodotti. Anche nel 2018 ORI Martin ha portato avanti la propria politica di verticalizzazione acquisendo la maggioranza di Ferrosider Spa, azienda di Ospitaletto (BS) specializzata nella produzione di laminati mercantili. Come nel caso di Novacciai (azienda acquisita nel 2016), «abbiamo scelto di evitare di immettere nuova capacità produttiva sul mercato, entrando in settori che non ci mettessero in concorrenza con i nostri clienti», ha spiegato Andrea Agnelli. Nell’azienda di Ospitaletto ORI Martin ha iniziato fin da subito ad investire: è di qualche mese fa la notizia della chiusura di un contratto con Forni Industriali Bendotti per la fornitura di un nuovo forno di riscaldo, mentre dallo scorso anno si sta intervenendo per un miglioramento del riciclo interno delle acque, sull’esempio della capogruppo ORI Martin Spa. «Investiamo non per produrre di più, ma per produrre meglio, in modo più efficiente» ha sottolineato Giovanni Marinoni, vicepresidente del gruppo. A livello di gruppo gli investimenti in ambiente e sicurezza, sempre nel 2018, hanno rappresentato circa il 20% degli investimenti totali, rimanendo in linea con gli anni precedenti.

ORI Martin cda

Da in alto a sinistra, in senso orario: Giovanni Marinoni Martin (Vicepresidente); Roberto De Miranda (Consigliere), Giovanni Comboni (Consigliere), Andrea Agnelli (Consigliere Delegato); Annamaria Magri Martin (Vicepresidente), Uggero De Miranda (Presidente). 

Per quanto riguarda il 2019, l’obiettivo di ORI Martin è raggiungere risultati a metà strada tra quelli del 2017 (utile pari a 14,12 milioni di euro) e quelli del 2018. Nel primo semestre dell'anno il fatturato è calato di quasi il 10% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il gruppo ritiene sia difficile riuscire a registrare le ottime performance dello scorso anno, a causa di un calo della marginalità e di una riduzione significativa della domanda, legata a sua volta alla frenata dell’automotive. Tuttavia, continuerà ad investire stanziando circa 100 milioni di euro nel prossimo triennio (2019-2021), che serviranno ad «incrementare ulteriormente produzione e produttività», ha sottolineato il consigliere Roberto De Miranda. Inoltre, porterà avanti la propria strategia di verticalizzazione: una nuova operazione in questo senso verrà finalizzata entro la fine di quest’anno e riguarderà la produzione di acciai per l’automotive. In generale, ORI Martin non esclude acquisizioni all'estero, purché in paesi non troppo distanti dal sito produttivo di Brescia. «I costi di trasporto – ha spiegato il consigliere delegato Andrea Agnelli – costituiscono un grosso ostacolo, motivo per cui è difficile verticalizzare in paesi lontani come ad esempio la Cina». Ciononostante, l’export rappresenta in modo diretto ben il 50% del fatturato del gruppo.

Stefano Gennari


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