OCSE: il settore siderurgico sudafricano necessita di investimenti per 25-30 miliardi di dollari per ridurre le emissioni dell’85% entro il 2050

venerdì, 24 ottobre 2025 16:56:35 (GMT+3)   |   Istanbul

Secondo quanto dichiarato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l’industria siderurgica del Sudafrica necessita di investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di dollari entro il 2050 per ridurre le emissioni di gas serra (GHG) fino all’85%.

Le conclusioni, pubblicate nel rapporto Implementing the Framework for Industry’s Net-Zero Transition in South Africa, individuano il settore siderurgico come uno dei principali responsabili delle emissioni industriali del Paese, con un livello medio di 2,5 tonnellate di CO₂ per tonnellata di acciaio grezzo, ben al di sopra della media globale.

Un percorso di decarbonizzazione in tre fasi

L’OCSE delinea un piano di transizione in tre fasi per la siderurgia sudafricana:

  • Breve termine (2025-2030): migliorare l’efficienza energetica e avviare la sostituzione dei combustibili con fonti a minore intensità di carbonio.
  • Medio termine (2030-2035): introdurre impianti di minerale ferroso preridotto (DRI) basati sull’idrogeno e forni elettrici ad arco (EAF) in sostituzione degli altiforni tradizionali.
  • Lungo termine (dopo il 2035): implementare su larga scala tecnologie di idrogeno verde e di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS).

Se pienamente realizzato, questo percorso consentirebbe di ridurre le emissioni del comparto siderurgico dell’85% entro il 2050, trasformando il Sudafrica in un produttore a basse emissioni integrato nella catena di fornitura globale.

Riforme strutturali e transizione tecnologica

L’OCSE sottolinea che la profonda decarbonizzazione richiede un cambiamento strutturale rispetto al tradizionale ciclo altoforno-convertitore (BF-BOF), oggi prevalente in Sudafrica e fortemente dipendente dal coking coal e dal minerale di ferro domestico.

Il rapporto invita a diversificare la produzione attraverso sistemi DRI-EAF alimentati da idrogeno verde e rottame, supportati da infrastrutture moderne di riciclo e logistica.

Le risorse nazionali di minerale di ferro ad alto tenore e la crescente disponibilità di rottame offrono al Paese l’opportunità di sviluppare modelli ibridi di produzione primaria e secondaria.

Decarbonizzazione del sistema energetico: un fattore abilitante

Secondo l’OCSE, oltre l’80% dell’elettricità in Sudafrica è ancora generato da carbone, rendendo la riforma del settore energetico cruciale per la decarbonizzazione industriale.

Il rapporto raccomanda una pianificazione coordinata tra i ministeri dell’energia e dell’industria per garantire forniture stabili e accessibili di energia rinnovabile al settore siderurgico.

Le stime indicano che la domanda di idrogeno da parte dell’industria dell’acciaio potrebbe raggiungere 2-3 milioni di tonnellate annue entro il 2050, richiedendo 40-50 GW di nuova capacità eolica e solare dedicata alla produzione di idrogeno.

L’OCSE suggerisce di localizzare i progetti di energia rinnovabile nei pressi dei poli industriali e portuali (come Vanderbijlpark e Saldanha) per ridurre i costi di trasporto e sviluppare infrastrutture per l’export.

Politiche e riforme fiscali: tassa sul carbonio e allineamento al CBAM

Introdotta nel 2019, la carbon tax sudafricana è definita dall’OCSE come uno strumento chiave, ma ancora troppo basso (circa 1-2 $/tCO₂) per orientare gli investimenti.
L’organizzazione raccomanda:

  • un aumento graduale delle aliquote della carbon tax;
  • la rimozione delle esenzioni transitorie per i grandi emettitori;
  • incentivi fiscali come ammortamenti accelerati e prestiti “verdi”;
  • l’allineamento con il meccanismo CBAM dell’Unione Europea per evitare fenomeni di carbon leakage (delocalizzazione delle emissioni di carbonio).

Il rapporto evidenzia che la standardizzazione dei sistemi di rendicontazione e verifica delle emissioni sarà fondamentale per integrare l’industria sudafricana nei futuri mercati globali a basse emissioni.

Finanziamenti e cooperazione internazionale

L’OCSE stima che i finanziamenti interni non saranno sufficienti a coprire il fabbisogno di 30 miliardi di dollari e cita la Just Energy Transition Partnership (JETP) come modello di riferimento per mobilitare capitali agevolati da partner come UE, USA, Regno Unito, Francia e Germania.

Tra gli strumenti finanziari prioritari figurano:

  • fondi climatici internazionali (Green Climate Fund, Climate Investment Funds);
  • banche multilaterali di sviluppo;
  • agenzie di credito all’esportazione per mitigare i rischi dei progetti;
  • prestiti e garanzie a basso interesse per iniziative su idrogeno e rinnovabili.

Le priorità di investimento, secondo il rapporto, dovrebbero concentrarsi su impianti DRI basati sull’idrogeno, espansione delle energie rinnovabili e modernizzazione dei porti industriali a supporto della catena del valore dell’export siderurgico.


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