Secondo i dati provvisori raccolti da BigMint, nel periodo gennaio-settembre 2025 il volume delle esportazioni globali di coking coal ha registrato un lieve calo dell’1,4% su base annua, attestandosi a circa 273 milioni di tonnellate, contro i 277 milioni di tonnellate dello stesso periodo del 2024.
Tensioni geopolitiche, dazi all’importazione statunitensi, rallentamento dell’economia globale e calo della produzione di acciaio stanno influenzando negativamente i flussi commerciali e la domanda di coking coal. Secondo la World Steel Association, la produzione globale di acciaio grezzo nel periodo gennaio-settembre 2025 è diminuita dell’1,6% su base annua, scendendo a 1,37 miliardi di tonnellate, con un calo in tutti i principali Paesi e regioni, ad eccezione di India e Stati Uniti.
L’Australia si è confermata il principale esportatore mondiale di coking coal, con una quota del 40% circa delle esportazioni globali e ruolo dominante nell’offerta di premium hard coking coal. Tuttavia, nel periodo gennaio-settembre 2025 le esportazioni australiane sono diminuite su base annua a causa delle minori spedizioni verso India, Giappone e Cina.
Nel 2024 le esportazioni globali avevano raggiunto 375 milioni di tonnellate, con una quota australiana del 45%, mentre Stati Uniti, Mongolia e Russia rappresentavano rispettivamente il 15%, 14% e 11%. Nel 2025, tuttavia, la Mongolia ha superato gli Stati Uniti come secondo esportatore mondiale nonostante un lieve calo dei volumi complessivi.
Australia, quota export in contrazione
Le esportazioni australiane di coking coal sono diminuite di quasi il 5% su base annua a causa della debole domanda da parte dei principali mercati asiatici e dei problemi meteo. Le forti precipitazioni del primo trimestre e le interruzioni operative presso Moranbah North e Appin hanno pesato sui volumi esportati nel periodo giugno-settembre. Le aziende minerarie stanno puntando alla riduzione dei costi unitari, mantenendo però invariata la produzione.
I nuovi progetti australiani di carbone metallurgico stanno inoltre affrontando crescenti difficoltà: costi più elevati, regolamentazioni più stringenti e tempi di approvazione più lunghi stanno rallentando l’avanzamento dei progetti. Secondo il Minerals Council of Australia, i tempi medi di approvazione sono aumentati del 60% dal 2019.
Inoltre, la royalty mineraria è aumentata sensibilmente dal luglio 2022, a seguito delle modifiche introdotte nel regime progressivo delle royalties del Queensland, regione che rappresenta circa il 90% delle esportazioni australiane.
India: import in crescita del 5%
L’India è stato l’unico Paese a registrare un aumento delle importazioni, con volumi pari a 46,6 milioni di tonnellate, in crescita di quasi il 5% su base annua. La produzione indiana di acciaio grezzo tra gennaio e settembre 2025 è aumentata di oltre il 10% su base annua.
Tuttavia, i produttori indiani basati su altoforno stanno diversificando le fonti di approvvigionamento, complice l’offerta molto competitiva della Russia, favorita dalle sanzioni, e riducendo la dipendenza dal premium hard coking coal (PHCC) australiano. Alcune acciaierie stanno inoltre investendo in miniere di coking coal all’estero per garantirsi forniture strategiche.
Le fonti indicano che la ricerca di diverse qualità e la sperimentazione di nuove miscele di carbone sono diventate fondamentali per ridurre la dipendenza dal PHCC. Le acciaierie stanno testando semi-hard coking coal e a volatilità medio-bassa in differenti blend per valutarne l’impatto sulla qualità e composizione del metallo caldo.
Che questa tendenza si sia realmente accelerata è evidente nel fatto che le importazioni dall’Australia siano diminuite del 4% su base annua, nonostante le importazioni complessive siano aumentate del 5%.
Cina: domanda in lieve flessione
Nel periodo considerato, le importazioni cinesi di coking coal si sono attestate a circa 83,6 milioni di tonnellate, in calo del 6% su base annua, secondo i dati della General Administration of Customs. Un lieve aumento della produzione domestica e il mantenimento di livelli stabili di produzione di ghisa hanno ridotto la necessità di importazioni.
Le variazioni della domanda incidono in modo significativo sulle importazioni cinesi, in quanto la Cina soddisfa oltre l’80% del proprio fabbisogno di carbone metallurgico con la produzione interna.
La domanda di acciaio in rallentamento ha spinto alcune acciaierie a utilizzare le scorte invece di incrementare le importazioni, in vista dei tagli produttivi obbligatori e delle attese riduzioni dei prezzi del carbone. Il calo della produzione di acciaio ha inoltre influenzato le importazioni dalla Mongolia, principale fornitore della Cina.
Anche se esportazioni globali sostenute, ispezioni minerarie per motivi di sicurezza e interventi periodici della National Energy Administration per contenere la sovrapproduzione potrebbero temporaneamente ridurre l’offerta e aumentare talvolta le importazioni cinesi, la domanda complessiva resta debole.
Stati Uniti: export in calo e prospettive incerte
Le esportazioni statunitensi di coking coal sono diminuite del 14% su base annua, in un contesto di prezzi bassi che ha messo in difficoltà molti produttori, con diverse miniere operative al limite o al di sotto dei costi di cassa.
Il carbone statunitense presenta inoltre un costo logistico elevato verso l’Asia orientale rispetto ad altre aree. I dazi reciproci introdotti dalla Cina sul carbone americano hanno ulteriormente compresso i volumi. Alcuni produttori hanno sospeso temporaneamente le attività nelle miniere meno competitive, contribuendo alla riduzione delle esportazioni.
Asia: produzione siderurgica in calo e dazi USA mettono sotto pressione i principali importatori
Nel periodo considerato, la produzione di acciaio grezzo è diminuita del 4,5% in Giappone e del 3,4% in Corea del Sud, due dei maggiori importatori di coking coal. I dazi statunitensi hanno pesato pesantemente sulle economie asiatiche avanzate, impattando soprattutto la produzione e l’export di autoveicoli. Ciò ha influito direttamente su produzione siderurgica e domanda di coking coal.
Russia, Canada e Mozambico: export in aumento
La Russia ha incrementato le esportazioni di circa il 16% su base annua, raggiungendo 38 milioni di tonnellate, grazie ai solidi rapporti commerciali con India e Cina. Tuttavia, prospettive di prezzo e margini dei produttori russi restano deboli a causa delle sanzioni, e in un mercato a prezzi bassi gran parte dei minatori russi rischia di non essere più competitiva.
Il Canada ha aumentato le esportazioni di oltre il 7% su base annua grazie alle maggiori spedizioni verso la Cina, penalizzata dai dazi USA. Il carbone canadese è particolarmente apprezzato per la sua elevata qualità.
Le esportazioni dal Mozambico sono aumentate esclusivamente grazie alle maggiori spedizioni verso l’India, i cui principali produttori siderurgici hanno acquisito partecipazioni in miniere di coking coal nel Paese africano.
Prospettive
La guerra Russia-Ucraina e le crisi geopolitiche hanno generato forte volatilità nei mercati dell’energia e del carbone tra il 2022 e il 2023; il rischio di nuova volatilità ha reso il mercato del coking coal altamente sensibile ai prezzi.
Il calo continuo dei prezzi dal gennaio 2024, causato dal rallentamento della produzione globale di acciaio, dai dazi reciproci e dalle sanzioni, sta iniziando a influenzare l’offerta.
Negli Stati Uniti, il Senato ha approvato un emendamento che introduce un credito d’imposta del 2,5% per la produzione di coking coal e riduce temporaneamente la royalty federale dal 12,5% al 7% per sostenere produzione ed export.
La Russia ha posticipato i pagamenti della tassa sull’estrazione mineraria (MET) e gli obblighi assicurativi almeno fino al dicembre 2025, mentre ulteriori misure, inclusi sostegni finanziari e ripristino di sconti ferroviari, sono allo studio.
Anche alcuni produttori australiani risulterebbero sotto pressione finanziaria: fonti governative australiane indicano che un prezzo inferiore a 170 $/t FOB per un periodo prolungato rappresenta un rischio per la continuità produttiva.
I prezzi globali sono rimasti stabili nonostante il rallentamento dell’acciaio proprio perché il mercato del coking coal è relativamente ristretto e soggetto a ricorrenti tensioni sull’offerta. Inoltre, il ritardo nella transizione verso tecnologie siderurgiche a minori emissioni, come il forno elettrico (EAF), nell’Unione europea e in Cina, e la maggiore redditività degli altoforni rispetto ad altri processi in queste aree, indica che la domanda di coking coal non calerà drasticamente nel breve periodo.
Ciò potrebbe mantenere alta la pressione sull’offerta globale e rendere più complesso il contesto per le acciaierie indiane dipendenti dalle importazioni.
Fonte: BigMint