MEIS: le esportazioni siderurgiche asiatiche colpite più dalle misure di salvaguardia che dal CBAM

martedì, 25 novembre 2025 18:17:11 (GMT+3)   |   Istanbul

Lo sviluppo dell’acciaio “green” e i cambiamenti nei flussi commerciali dell’acciaio in Asia sono stati tra i principali temi affrontati durante la Middle East Iron & Steel Conference (MEIS) tenutasi la settimana scorsa a Dubai. Secondo gli esperti di mercato, in particolare le acciaierie asiatiche che operano principalmente con il processo BF/BOF saranno tra le più impattate dal CBAM europeo; tuttavia, è probabile che le esportazioni asiatiche verso l’Europa risentano ancor più delle misure di salvaguardia dell’UE.

«L’India ha un flusso stabile di esportazioni verso l’UE, in particolare… poiché i prezzi in Asia sono inferiori almeno di 20 $/t. Ma in generale, la maggior parte delle esportazioni dall’Asia [verso l’Europa, nello specifico] diminuirà più per effetto delle quote che per il CBAM, perché i prezzi di partenza in Asia e in Cina sono molto bassi», ha dichiarato Priyanka Agrawal, responsabile del dipartimento acciaio di Wood Mackenzie, durante il panel dedicato.

Come riportato a ottobre, l’Europa limiterà i volumi di import esenti da dazio a 18,3 milioni di tonnellate all’anno (riduzione del 47% rispetto alle quote 2024) e raddoppierà, dal primo semestre 2026, il livello di dazio applicato allo sforamento della quota fino al 50%. «Credo che con le nuove misure di salvaguardia, le esportazioni da Indonesia e Cina, soprattutto per i coils a caldo (HRC) a basso prezzo, diminuiranno», ha commentato una fonte europea a SteelOrbis a margine della conferenza. Inoltre, l’Unione europea mira a rafforzare la tracciabilità dei mercati siderurgici introducendo un requisito “melt and pour” per prevenire l’elusione; tuttavia, secondo gli esperti, i principali fornitori asiatici non sono ancora preparati a questo tipo di misura.

Decarbonizzazione in Asia

Nel panel dedicato, i relatori hanno analizzato anche il piano della Cina per raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060. Le principali azioni delle acciaierie cinesi si concentrano su impianti a bassissime emissioni e sull’ammodernamento della capacità esistente, ha confermato Star Liu, vicedirettore generale di Jianlong Group.

La Cina sta inoltre investendo in catene del valore più integrate, in particolare nel segmento dell’acciaio green. «Vediamo una forte domanda di acciaio a basse emissioni sia dai mercati interni che dall’export, e con la crescita della domanda abbiamo quasi esaurito le scorte», ha spiegato Liu.

Nel 2024 Jianlong Group è stato il settimo produttore mondiale di acciaio con 39,37 milioni di tonnellate. Il gruppo possiede diverse acciaierie in Cina, mentre Eastern Steel in Malesia vanta una capacità annua di 2,7 milioni di tonnellate.

Focus su DRI/HBI nel mercato asiatico

Un altro punto centrale discusso durante il panel è stato lo sviluppo dei progetti DRI/HBI, anche da parte di aziende asiatiche. Con il crescere delle misure protezionistiche, «le acciaierie asiatiche si stanno preparando a rifornire maggiormente i mercati locali». Hyundai, ad esempio, ha investito in un nuovo impianto negli Stati Uniti per la produzione di 2,7 milioni di tonnellate di acciaio tramite processo DRI-EAF. «Il DRI è la chiave per la decarbonizzazione», ha sottolineato Stefano Maggiolino, presidente e CEO di Tenova. Ha inoltre evidenziato che a inizio novembre è stato prodotto in Giappone il primo lotto di DRI firmato Nippon Steel.

Anche diversi grandi gruppi siderurgici cinesi hanno avviato progetti basati sull’idrogeno. Ansteel ha prodotto il suo primo DRI basato su idrogeno già a settembre di quest’anno, mentre HBIS punta a diventare un riferimento con emissioni di appena 250 kg di CO₂ per tonnellata. Maggiolino ha aggiunto che il futuro dei progetti siderurgici basati sull’idrogeno in Cina è rappresentato da Sinosteel E&T e Baosteel Zhanjiang Iron & Steel, che saranno in grado di produrre 1 milione di tonnellate di DRI all’anno.


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