Italia: nel 2019 diminuita la redditività della filiera siderurgica

giovedì, 12 novembre 2020 17:58:47 (GMT+3)   |   Brescia
       

È peggiorata nel 2019 la redditività della filiera italiana dell'acciaio. Tutti gli indici hanno toccato i valori più bassi dell'ultimo triennio e sono diminuiti i tassi di ritorno sugli investimenti e sulle vendite. La siderurgia come altri settori ha risentito del rallentamento registrato negli ultimi mesi dello scorso anno e anche il 2020, secondo le previsioni, lascerà segni ben visibili sui bilanci delle imprese. Per questo, sono necessari seri interventi strutturali. È quanto è emerso dall'ultimo studio Bilanci d'Acciaio 2020 ideato dall'Ufficio Studi del portale siderweb, realizzato in collaborazione con i professori Claudio Teodori e Cristian Carini dell'Università degli Studi di Brescia e sponsorizzato da UBI Banca, Coface e Regesta. L'analisi ha valutato la situazione reddituale, finanziaria e patrimoniale delle imprese siderurgiche nazionali attraverso la lettura e l'interpretazione dei dati di oltre 5.000 bilanci.
 
Il 2019 è stato un anno di regresso: dopo una prima parte relativamente positiva, la seconda ha visto l'emergere di chiari segnali di rallentamento, che la successiva pandemia del 2020 ha sensibilmente accelerato. La redditività ha risentito della minore marginalità e della decrescente efficienza finanziaria legata alla perdita di fatturato.
 
Il fatturato totale delle imprese della parte alta della filiera siderurgica (utilizzatori esclusi) nel 2019 è stato di 58,265 miliardi di euro (-0,6% rispetto al 2018). La contrazione più forte è stata della distribuzione e del commercio di rottame e ferroleghe. L'Ebitda è stato di 3,253 miliardi di euro (-27,4%). L'utile si è fermato a 409 milioni di euro (-75,3%*).
 
L'incidenza sul fatturato del valore aggiunto (8,3 miliardi di euro) è intorno al 15%, quota invariata rispetto al 2018. «È un risultato contenuto ma importante – ha spiegato Claudio Teodori – poiché è fondamentale accrescere o mantenere il valore per assicurare l'ottenimento di una situazione economica adeguata».
 
«Fare dipendere gli indici di redditività esclusivamente dall'andamento della domanda, che si sta riducendo, significa poggiare il futuro su basi poco solide. È necessario agire sul livello qualitativo – ha continuato Teodori – puntando all'ottenimento di prodotti caratterizzati da originalità e specificità, in quanto potenzialmente portatori di maggiore valore aggiunto e marginalità, oltre che di minore sostituibilità da parte dei pesi con costi produttivi più bassi».
 
Per quanto riguarda le previsioni per il 2019, il calo del consumo di acciaio da parte dei settori utilizzatori e la compressione degli spread fra prezzi di vendita dei prodotti e costi degli input, accelerate dalle dinamiche di mercato innescate dalla pandemia di COVID-19, avranno un impatto negativo rilevante sul fatturato, sui margini e sulla redditività delle imprese della filiera siderurgica, proseguendo e aggravando il trend già iniziato della seconda parte del 2019.
 
«Il comparto più penalizzato – ha affermato Gianfranco Tosini dell'Ufficio Studi siderweb – sarà quello della produzione di laminati piani con ciclo integrale. Per due motivi: la maggiore concentrazione di settori utilizzatori con la peggiore performance produttiva e la diminuzione del differenziale fra prezzi di vendita dei prodotti e costo della principale materia prima, cioè il minerale di ferro».
 
In base a un questionario somministrato nelle scorse settimane a un campione rappresentativo della filiera siderurgica italiana, per quest'anno l'87% delle imprese si aspetta una riduzione del fatturato, anche per valori consistenti. Solo il 4% stima un incremento rispetto al 2019, mentre il 9% si aspetta una situazione di stabilità. Il 13% prevede di ottenere un utile superiore al 2019, mentre il 15% stima di chiudere in perdita. Per le altre imprese è atteso un calo più o meno ampio rispetto al 2019. 
Il 65% ha fatto richiesta di risorse finanziarie per finanziare il circolante (41%) e per gli investimenti (47%). La fonte principale di finanziamento utilizzata è quella bancaria. Il 55% ha beneficiato o chiesto il finanziamento nell’ambito dei decreti che hanno introdotto forme di garanzia statale. Quanto agli investimenti, il 39% delle imprese ha rinviato i progetti a budget; il 6%, a causa dell'incertezza, li ha bloccati. 
 
Riguardo al 2021, il 74% delle imprese ipotizza un fatturato in crescita; il 16% pensa a un'ulteriore riduzione e il 10% a stabilità. Quanto alle operazioni significative previste per lo stesso anno, il 25% identifica come prioritario lo sviluppo di accordi di collaborazione strategici con imprese della filiera; il 14% l'acquisizione di società che vi fanno parte; il 18% la riorganizzazione degli stabilimenti; il 13% la diversificazione dell'attività; l'8% progetti di internazionalizzazione. L'1,4%, infine, pensa alla cessione o alla liquidazione dell'attività.


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