Iskenderun Market Talks: l’acciaio turco resiste tra tassi elevati e domanda debole

mercoledì, 08 ottobre 2025 10:39:35 (GMT+3)   |   Istanbul

Martedì 7 ottobre si è svolto all’Anemon Hotel di Iskenderun un nuovo appuntamento del ciclo SteelOrbis Market Talks, organizzato con il patrocinio del produttore siderurgico turco Atakaş Çelik. L’evento ha riunito oltre 400 operatori del settore, offrendo un confronto approfondito sulla situazione attuale e sulle prospettive dell’industria siderurgica turca. Tra i relatori, anche il vicepresidente del consiglio di amministrazione di Atakaş Çelik, Mustafa Naim Atakaş. L’iniziativa è stata sostenuta inoltre da Yatırım Finansman, Arslan Group e Asya Taşımacılık.

Valutazione di settore da parte di Atakaş Çelik

Dopo il discorso di apertura del direttore generale di SteelOrbis, Murat Eryılmaz, il direttore export di Atakaş Çelik, Haydar Küpeli, ha illustrato l’evoluzione degli impianti e della capacità produttiva dell’azienda, sottolineando come Atakaş Çelik sia oggi una delle realtà più moderne del Paese.
Grazie alla sua struttura integrata, che comprende impianti di decapaggio, laminazione reversibile, zincatura a caldo, verniciatura e centri di servizio, la capacità totale di lavorazione ha superato 1,1 milioni di tonnellate l’anno.

Ricordando che la Turchia, con una produzione annua di circa 37 milioni di tonnellate di acciaio grezzo, è l’ottavo produttore mondiale, Küpeli ha osservato che nel 2025 il Paese potrebbe superare la Germania e salire al settimo posto. Tuttavia, ha segnalato il calo del tasso di utilizzo della capacità produttiva negli ultimi anni: «Nel 2021 era al 75%, ma nel 2023 è sceso al 57% a causa del terremoto. Quest’anno ci aspettiamo un recupero fino al 62%.»

Küpeli ha inoltre sottolineato che il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e le misure di salvaguardia dell’Unione europea rappresentano al tempo stesso un rischio e un’opportunità per i produttori turchi.
Grazie alla quota elevata di produzione da forno elettrico ad arco (EAF) e ai vantaggi logistici, la Turchia può distinguersi nel segmento dei prodotti a basse emissioni di carbonio. Se i costi dei produttori ad alta emissione, come Cina e India, dovessero aumentare, la Turchia potrebbe rafforzare la propria competitività nel mercato europeo.

Il settore siderurgico turco attraversa un biennio difficile

Nel panel moderato da Murat Eryılmaz, il direttore generale di Atakaş Çelik, Cem Üstün, e il direttore marketing del gruppo Ekinciler Holding, Kaan Özülü, hanno analizzato la domanda debole e le difficoltà finanziarie che caratterizzano da due anni l’industria siderurgica turca.

Üstün ha spiegato che «il settore siderurgico turco sta vivendo una stagnazione senza precedenti. In passato, nei periodi di crisi economica, i tassi d’interesse si riducevano, dando respiro al mercato. Oggi, invece, la domanda è debole e il finanziamento molto costoso, e affrontare entrambe le criticità contemporaneamente esercita una forte pressione sull’industria».
Ha aggiunto che Atakaş Çelik continua a produrre e ad ampliare la capacità con nuovi investimenti, ma che la ripresa del mercato non si è ancora concretizzata. Secondo Üstün, «il principale dilemma per i produttori è che, pur volendo operare a pieno regime per ammortizzare i costi di manodopera ed energia, non esiste un mercato in grado di assorbire il materiale».

Özülü ha osservato che, con tassi di riferimento superiori al 40% e una redditività limitata al 3-4%, la propensione delle aziende a investire si è notevolmente indebolita: «Senza un allentamento monetario, non ci aspettiamo una vera ripresa della domanda interna. Tuttavia, se il ciclo di riduzione dei tassi inizierà, l’utilizzo della capacità potrebbe salire al 65-66% nel 2026».

Le politiche protezionistiche restano al centro del dibattito

Eryılmaz ha poi affrontato il tema del protezionismo globale, accentuato dopo la rielezione di Donald Trump negli Stati Uniti, e delle possibili conseguenze per il commercio dell’acciaio.

Özülü ha osservato che eventuali misure protezionistiche negli Stati Uniti potrebbero far salire i prezzi del rottame, comprimendo così i margini dei produttori turchi, che utilizzano principalmente rottame come materia prima.
Allo stesso tempo, tali politiche potrebbero spingere Cina, Messico e Corea del Sud, ostacolati nell’export verso gli Stati Uniti, a concentrarsi sui mercati obiettivo della Turchia.

Üstün ha aggiunto che «il protezionismo è ormai diventato un riflesso globale. Gli Stati Uniti e l’Europa limitano le importazioni per proteggere le proprie industrie, creando difficoltà ai Paesi esportatori come il nostro». Ha inoltre evidenziato come l’incertezza renda impossibile pianificare a lungo termine, ricordando che «un leader imprevedibile come Trump può modificare gli equilibri commerciali mondiali con decisioni improvvise».

Misure antidumping e difesa della produzione interna

Commentando le indagini antidumping avviate in Turchia su prodotti laminati a freddo e rivestiti provenienti da Cina e Corea del Sud, Üstün ha affermato che tali misure sono necessarie per proteggere la produzione locale, ma vanno applicate con cautela: «Se includiamo nel campo di tutela prodotti non realizzati in Turchia, finiremo per danneggiare la filiera industriale invece di rafforzarla».

Özülü ha aggiunto che, mentre la presenza della Cina è diminuita, le esportazioni russe verso la Turchia sono aumentate in modo significativo, e ha sottolineato che le misure antidumping sono opportune, ma la competizione si sta spostando verso altri mercati. Ha precisato che «anche il protezionismo influenza i mercati di esportazione, poiché i principali Paesi esportatori stanno cambiando le loro destinazioni, intensificando la concorrenza nei mercati in cui è attiva anche la Turchia».
Ha infine ribadito che «proteggere il mercato interno è essenziale, ma non bisogna indebolire le esportazioni».

Le modifiche al regime di perfezionamento attivo possono ridurre la competitività

Eryılmaz ha poi chiesto ai relatori di commentare le restrizioni sulle importazioni introdotte nel quadro del regime di perfezionamento attivo (IPR) e il loro possibile impatto sulle esportazioni.

Özülü ha spiegato che l’IPR è di importanza vitale per il settore, ricordando che mentre le importazioni di rottame sono in calo, quelle di billette continuano ad aumentare, con un incremento del 55% nei primi otto mesi del 2025, fino a 2,9 milioni di tonnellate.
«L’obbligo di utilizzare il 25% di materiale locale può essere corretto,» ha affermato, «ma se diventasse permanente la Turchia perderebbe competitività nell’export di tondo».

Üstün ha condiviso questa opinione, aggiungendo che negli ultimi due anni si è registrato un notevole aumento della capacità produttiva di coils zincati a caldo (HDG) e preverniciati, realizzati in gran parte con coils laminati a caldo (HRC) importati: «Se queste importazioni verranno limitate, anche le esportazioni ne risentiranno. Le vendite effettuate nell’ambito del regime IPR non devono essere penalizzate, ma sostenute».

Quote UE e CBAM

Commentando le quote europee e l’imminente applicazione del CBAM, Üstün ha definito la regolamentazione europea sul carbonio come «il nuovo filtro del commercio»: «Oggi non conta solo la qualità del prodotto, ma anche l’impronta di carbonio. Grazie alla sua infrastruttura produttiva a basse emissioni, la Turchia è tra i Paesi più pronti a questa trasformazione».

Özülü ha invece osservato che le politiche europee sul carbonio si configurano più come strumenti di protezione commerciale che come misure ambientali. Tuttavia, ha precisato che «se riusciremo a certificare la catena produttiva e a dimostrare l’efficienza energetica, il CBAM potrà diventare un’opportunità e non una minaccia».
Ha inoltre sottolineato che la Turchia è il fornitore alternativo più vicino all’Europa e che la questione va affrontata a livello istituzionale, poiché le singole imprese non possono gestirla autonomamente: «Settore pubblico e privato devono agire insieme», ha concluso.

Mercati regionali: Iraq e Siria

Özülü ha ricordato che l’Iraq era un tempo uno dei mercati edilizi in più rapida crescita al mondo, ma che negli ultimi anni i prodotti iraniani hanno conquistato la quasi totalità delle importazioni, pari al 90% del totale, riducendo fortemente la presenza turca. Tuttavia, ha aggiunto, la ricostruzione della Siria potrebbe generare nuove opportunità di mercato.

Üstün ha condiviso questa visione: «La Siria sarà ricostruita quasi da zero, creando un’enorme domanda di acciaio. Tuttavia, per garantire un commercio sostenibile, servono prima stabilità politica e infrastrutture finanziarie solide».

Cauto ottimismo per il 2026

Nelle considerazioni finali, entrambi i relatori hanno espresso un cauto ottimismo per il 2026.

Üstün ha dichiarato: «In passato potevamo elaborare strategie valide per cinque anni, ma oggi lo scenario cambia in tre mesi. Essere flessibili è una condizione di sopravvivenza».

Özülü ha aggiunto: «Se la filiera produttiva è riuscita a resistere alle crisi, è grazie alla sua capacità di adattamento. Nei prossimi anni, la flessibilità sarà importante quanto la capacità produttiva».
Secondo gli esperti, se i canali di finanziamento torneranno ad aprirsi, i tassi d’interesse scenderanno e gli investimenti per la transizione verde accelereranno, il 2026 potrebbe segnare un anno di rinnovata crescita per la siderurgia turca.


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