L’equilibrio tra domanda e offerta nel mercato globale dei prodotti lunghi continua a peggiorare, aggravato dal recente aumento dei dazi statunitensi sulle importazioni di acciaio fino al 50% da parte dell’amministrazione Trump. La misura, entrata in vigore senza preavviso, ha colto di sorpresa molti esportatori, alimentando ulteriore instabilità. Le nuove barriere doganali, protettive per pochi, ma penalizzanti per molti, stanno costringendo diversi operatori a riconsiderare le proprie strategie commerciali verso il mercato americano.
Intanto, i potenziali acquirenti restano in attesa di chiarimenti, mentre circolano indiscrezioni su possibili negoziati tra gli Stati Uniti e Paesi come Messico e Canada per ottenere esenzioni parziali o totali. In parallelo, tra fornitori, trader e clienti finali si intensificano i dibattiti su chi dovrà sostenere il peso dei dazi aggiuntivi sui carichi già spediti o in arrivo ai porti USA.
Le difficoltà maggiori riguardano gli importatori americani, molti dei quali si trovano a dover affrontare perdite significative o annullare le spedizioni in corso. Nonostante una domanda interna stabile, i prezzi dei lunghi negli Stati Uniti stanno salendo a causa della nuova protezione tariffaria, ma restano ancora troppo bassi per giustificare nuovi ordini dall’estero. Allo stesso tempo, i tassi d’interesse elevati continuano a frenare gli investimenti, con effetti negativi sull’attività edilizia. Solo pochi produttori locali beneficiano davvero dell’attuale contesto.
Nel resto del mondo, la concorrenza da parte di Cina e Sudest asiatico è diventata difficilmente sostenibile. I programmi di stimolo economico lanciati da Pechino non hanno dato i risultati sperati e le esportazioni di lunghi dalla regione proseguono a ritmo sostenuto, a scapito degli altri esportatori asiatici. In Europa, l’afflusso di acciaio a basso prezzo dall’Asia, agevolato da un dollaro debole, sta mettendo sotto pressione i produttori locali, già penalizzati dall’aumento dei costi energetici. In assenza di una ripresa della domanda a settembre, non si escludono nuovi tagli produttivi.
In un contesto segnato da volatilità e incertezza, il mercato dei lunghi appare strutturalmente debole. Le aspettative di un taglio dei tassi d’interesse, sia negli Stati Uniti che in Turchia, rappresentano l’unica nota positiva, sebbene i primi segnali concreti si facciano attendere. Per ora, luglio e agosto si preannunciano mesi di transizione, in attesa di una possibile inversione di tendenza nel periodo post-estivo.