IREPAS, Jack Laing: valori predefiniti delle emissioni potrebbero far lievitare i costi CBAM

lunedì, 27 aprile 2026 15:52:51 (GMT+3)   |   Istanbul

Intervenendo alla seconda sessione della SteelOrbis 2026 Spring Conference & 94th IREPAS Meeting, Jack Laing, specialista in carbonio di CarbonChain, piattaforma britannica per la contabilità delle emissioni, ha illustrato le principali implicazioni del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’Unione europea per importatori e operatori della filiera siderurgica.

Laing ha dichiarato che la fase definitiva del CBAM, avviata il 1° gennaio 2026, ha trasformato il meccanismo da un semplice esercizio di rendicontazione in uno strumento finanziario per gli importatori. I costi legati al CBAM stanno ora maturando concretamente e gli importatori dovranno tenerne conto per tutto il 2026, poiché il mancato inserimento di tali costi nelle proprie valutazioni rischia di trasferire l’onere finanziario su altri anelli della catena di approvvigionamento.

I valori predefiniti aumentano significativamente i costi

Il rappresentante di CarbonChain ha evidenziato un elemento centrale: la notevole differenza di costo tra i valori predefiniti e i dati reali sulle emissioni verificati. I valori predefiniti, basati sulle emissioni medie pubblicate dall’UE per prodotto, secondo il codice CN, via produttiva e Paese, sono spesso concepiti per risultare penalizzanti. Laing ha affermato che lo scarto tra valori predefiniti ed emissioni effettive può tradursi in costi da due a quattro volte superiori, in particolare per i prodotti provenienti da Paesi come Cina, India e Sudafrica.

Il meccanismo di calcolo dei costi CBAM è strutturato in modo da rispecchiare il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), con l’obiettivo di garantire condizioni di parità. Le emissioni superiori ai livelli di riferimento sono interamente soggette agli oneri CBAM, mentre i benchmark diminuiscono ogni anno in linea con la graduale eliminazione delle quote gratuite ETS. Di conseguenza, l’esposizione ai costi inizia già dal primo anno ed è destinata ad aumentare nel tempo.

Laing ha fornito un esempio relativo a un impianto di rilaminazione dell’acciaio con un’intensità emissiva pari a 1,343 tCO₂/t, rispetto a un benchmark di 0,782 tCO₂/t. In questo caso, ipotizzando un prezzo ETS di 80 €/t, il costo calcolato sarebbe pari a circa 46,42 €/t.

Tempistiche di conformità stringenti

Laing ha spiegato che il calendario degli adempimenti è chiaramente definito. Per l’anno di monitoraggio 2026, gli operatori dovranno raccogliere i dati sulle emissioni durante tutto l’anno, predisporre i report sulle emissioni nel primo trimestre del 2027 e ottenere la verifica da parte di un soggetto terzo entro il secondo trimestre del 2027. Gli importatori dovranno iniziare ad acquistare i certificati CBAM dal 1° febbraio 2027, con prezzi basati sulla media trimestrale del prezzo ETS. La scadenza finale per la presentazione delle dichiarazioni CBAM e la restituzione dei certificati relativi alle emissioni del 2026 è fissata al 30 settembre 2027.

A partire dal 2027, gli importatori saranno inoltre soggetti all’obbligo trimestrale di detenere certificati CBAM a copertura di almeno il 50% delle emissioni incorporate, aumentando così la complessità degli adempimenti. Laing ha precisato che nel corso del 2026 non sarà necessario acquistare certificati, in virtù delle disposizioni transitorie, ma gli obblighi finanziari scatteranno dal 2027.

Ha inoltre sottolineato la distribuzione delle responsabilità lungo la catena del valore. I produttori sono responsabili della generazione dei dati emissivi a livello di impianto, mentre gli importatori, in qualità di dichiaranti, devono occuparsi della rendicontazione e dell’acquisto dei certificati. Questo crea una dipendenza diretta, poiché gli importatori fanno affidamento sui dati verificati forniti dai produttori a monte; di conseguenza, la capacità di verifica potrebbe diventare un potenziale collo di bottiglia nel 2027.

Impatto disomogeneo tra i Paesi

Gli impatti a livello Paese variano in modo significativo. La Turchia, principale esportatore di prodotti lunghi verso l’UE e caratterizzata da una produzione prevalentemente tramite forno elettrico ad arco, potrebbe beneficiare di un’intensità emissiva relativamente più bassa, sebbene permangano incertezze sulle deduzioni legate ai sistemi di prezzo del carbonio. L’India presenta un quadro più complesso, a causa della combinazione di diverse vie produttive e delle catene di approvvigionamento dei precursori. Egitto e Paesi CIS risultano esposti all’intero costo CBAM, in assenza di sistemi riconosciuti di prezzo del carbonio. La Cina, dominata dalla via altoforno-convertitore e da un’elevata dipendenza dal carbone, presenta alcune delle emissioni incorporate più alte a livello globale, mentre il Vietnam è esposto attraverso la crescita della produzione tramite forno elettrico ad arco basata sull’utilizzo di rottame importato.

Il CBAM dovrebbe essere esteso fino a includere anche le emissioni indirette, Scope 2, aumentando l’esposizione ai costi per le produzioni ad alta intensità elettrica. Anche l’ambito dei prodotti interessati dovrebbe ampliarsi ai beni a valle, come viti, tubi e prodotti in filo, arrivando potenzialmente a coprire circa 180 ulteriori categorie merceologiche e 7.500 importatori entro il 2028.

Doppia conformità con il CBAM britannico

Laing ha affermato che, parallelamente, il CBAM del Regno Unito dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027, introducendo un quadro normativo separato e imponendo una doppia conformità agli esportatori attivi sia sul mercato UE sia su quello britannico. Gli elementi principali includono la copertura settoriale ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti e idrogeno una soglia annua di 50.000 sterline e aliquote CBAM trimestrali collegate al sistema ETS britannico.

Laing ha concluso sottolineando che l’esposizione ai costi CBAM è già rilevante e in aumento, con la differenza tra valori predefiniti e dati emissivi verificati che può tradursi in un impatto potenziale di milioni di euro. Allo stesso tempo, le imminenti modifiche normative, tra cui l’ampliamento del perimetro di applicazione e i requisiti di verifica, sono destinate ad aumentare la complessità degli adempimenti lungo tutta la catena del valore dell’acciaio.


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