India: nuovi dazi sulle esportazioni di acciaio, a rischio ordini per 2 milioni di tonnellate

lunedì, 23 maggio 2022 15:03:56 (GMT+3)   |   Calcutta
       

Il governo indiano ha cancellato i dazi all'importazione su alcune materie prime chiave per la produzione dell'acciaio, come il carbone, e allo stesso tempo ha imposto dazi all'esportazione sul minerale di ferro e su diversi prodotti siderurgici, con l'obiettivo di ridurre i prezzi. Queste misure hanno scatenato le critiche dell'industria siderurgica nazionale.

I nuovi dazi sono entrati in vigore nella notte del 22 maggio, secondo un avviso del governo.

Con l'obiettivo di frenare l'aumento dell'inflazione, il governo ha azzerato i dazi all'importazione su ferronichel e carbone da coke (prima pari al 2,5%) e quelli su coke e semi-coke (prima pari al 5%). Le misure dovrebbero abbassare i costi produttivi per le acciaierie e quindi anche i prezzi dei prodotti finiti.

Inoltre, presumibilmente per aumentare l'offerta interna e ridurre i prezzi, il governo ha alzato al 50% il dazio sulle esportazioni di minerale di ferro e concentrati di minerale ferroso, mentre ha imposto un nuovo dazio del 45% sull'export di pellet. 

È stato inoltre imposto un nuovo dazio all'esportazione del 15% sulle spiegeleisen in ghise, blocchi e altri formati primari; prodotti piani laminati di diverse tipologie, inclusi laminati a caldo, laminati a freddo, placcati e rivestiti; barre e tondini; acciai inox. 

Annunciando il nuovo regime di dazi doganali, il ministro delle finanze Nirmala Sitharaman ha dichiarato: «Vengono ridotti i tassi sulle materie prime e sugli intermediari dove la dipendenza dalle importazioni è elevata e ciò comporterà una riduzione del costo dei prodotti finali».

Conseguenze dei dazi all'esportazione per i produttori indiani

L'industria siderurgica nazionale, pur accogliendo favorevolmente l'esenzione dai dazi all'importazione sulle materie prime, è critica nei confronti della mossa di imporre dazi all'esportazione sui prodotti siderurgici.

«Le aziende siderurgiche indiane saranno costrette ad annullare i contratti di esportazione con gli acquirenti dell'Ue dopo la decisione improvvisa di imporre una tassa all'esportazione sui prodotti siderurgici finiti», è stato il commento di V.R. Sharma, amministratore delegato di Jindal Steel and Power Limited (Jspl). «Il governo avrebbe dovuto concederci dai due ai tre mesi. Non sapevamo di un cambiamento politico così sostanziale», ha aggiunto.

Sharma ha affermato che le acciaierie indiane hanno circa 2 milioni di tonnellate di ordini pendenti, principalmente verso l'Europa. Si tratta di materiale fermo nei porti o in varie fasi della produzione, e il cambio di politica potrebbe portare a cause di forza maggiore. «I clienti non hanno sbagliato e non meritano di essere trattati in questo modo», ha detto Sharma, aggiungendo che la stessa Jspl ha ordini di esportazione in sospeso per 260.000 tonnellate.

Secondo le stime di Jspl, l'industria siderurgica indiana perderà circa 300 milioni di dollari dalla decisione di imporre dazi all'esportazione sui contratti di fornitura in corso.

«Qualunque cosa non sia stata sdoganata sarà colpita dai dazi. È un disastro», ha detto a SteelOrbis un grande produttore siderurgico privato, aggiungendo che, prima di valutare gli effetti futuri sul mercato, i fornitori dovranno capire cosa fare con il materiale già prenotato per gli imbarchi di maggio, giugno e luglio.

Le espansioni di capacità potrebbero essere congelate

Alcuni rappresentanti delle principali società siderurgiche indiane hanno affermato che le spese in conto capitale pianificate degli stabilimenti verranno rielaborate o messe da parte dal momento che tali investimenti si basavano sulla realizzazione di entrate da un mix di proiezioni di vendita nazionali e estere che ora non sono più valide. 

L'amministratore delegato di JSW Steel Limited, Seshagiri Rao, ha affermato che, se esportazioni per 18 milioni di tonnellate non saranno più competitive nel mercato globale, il mercato interno non sarà in grado di assorbire i volumi aggiuntivi e l'industria dovrà chiudere degli impianti. Ogni azienda del settore dovrà rivedere i propri piani di espansione.

Rao ha sottolineato che il consumo di acciaio dell'India è stato di 105 milioni di tonnellate, mentre le esportazioni sono ammontate a 18 milioni di tonnellate nel 2021/22, con un utilizzo della capacità pari a un buon 80%. 

La Indian Steel Association (ISA), che rappresenta le società siderurgiche indiane, ha dichiarato che «l'imposizione di dazi all'esportazione sull'acciaio invierà solo un segnale negativo agli investitori nel settore siderurgico e avrà un impatto negativo sull'utilizzo della capacità del settore. L'India ha aumentato le sue esportazioni di ingegneria e acciaio negli ultimi due anni e ha le potenzialità per entrare a far parte di una catena di approvvigionamento globale più ampia».

«L'India ora potrebbe perdere opportunità di esportazione e questa decisione potrebbe anche avere un impatto sull'attività economica complessiva del paese – ha continuato l'ISA –. Inoltre, l'imposizione di dazi all'esportazione aiuterà altri paesi ad aumentare la loro quota nel mercato globale. Ricostruire il terreno perduto potrebbe richiedere molto tempo, poiché la catena di approvvigionamento verrà interrotta, mentre la credibilità dell'India come esportatore affidabile subirà un duro colpo».

Le esportazioni indiane saranno duramente colpite, ma non si fermeranno

Nell'elenco ufficiale dei prodotti sui quali sono stati imposti dazi ci sono i principali prodotti finiti in acciaio, tuttavia i semilavorati (che in India hanno il codice SA 7207) non sono stati inclusi. Di conseguenza, fonti di mercato ritengono che alcuni produttori di acciai piani possano aumentare le vendite di bramme per compensare leggermente la perdita di quota sui mercati di HRC, CRC e HDG. Inoltre, l'export di billette non subirà ripercussioni, anche se non è previsto un aumento dei volumi di esportazione nelle condizioni attuali, almeno nel prossimo futuro, tenuto conto dei prezzi poco interessanti sul mercato internazionale. Un trader internazionale ha riferito che «le acciaierie indiane [gestite dallo stato] chiedono prezzi di 650/t FOB o superiori. Non penso che questo sia fattibile qui [nel Sud-est asiatico]». «Quando i loro prezzi locali [di tondo e billette] diminuiranno, potremmo vedere alcune offerte più competitive all'export», ha detto un'altra fonte a SteelOrbis.

La maggior parte delle fonti concorda sul fatto che le vendite di acciai finiti dall'India si ridurranno, tuttavia non si fermeranno completamente. «Il punto fondamentale è capire se gli indiani aggiungeranno il 15% ai prezzi o si faranno carico di una perdita del 15% dei margini», ha detto una fonte a SteelOrbis. Nell'ultimo anno fiscale (chiuso il 30 marzo 2022) l'Ue è stata il principale acquirente di acciai finiti indiani con un totale di 2,38 milioni di tonnellate vendute a Italia e Belgio. Le spedizioni di acciai finiti in Vietnam sono state di 1,7 milioni, mentre quelle negli Emirati Arabi Uniti sono ammontate a 1,3 milioni di tonnellate. Gli HRC sono stati finora il principale prodotto finito esportato dall'India. Fonti di mercato ritengono che le vendite in Europa continueranno e che gli stabilimenti indiani dovranno farsi carico almeno di una parte del dazio. Le spedizioni verso il Vietnam invece rimarranno nulle dal momento che i prezzi in questo mercato sono già bassi e i produttori indiani già non erano attivi nelle vendite negli ultimi mesi.

«Ci sono troppi attori alternativi sul mercato e potrebbero compensare qualsiasi possibile carenza», ha commentato una fonte turca, aggiungendo di dubitare che si possa assistere a un forte aumento dei prezzi degli HRC nel mercato globale nel prossimo futuro.


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