Il governo indiano si prepara a introdurre, entro ottobre di quest’anno, un dazio all’esportazione del 30% sui fines di minerale di ferro a basso tenore, con l’obiettivo di promuovere la valorizzazione interna e garantire una maggiore disponibilità di materia prima per le acciaierie locali. Attualmente, il minerale di ferro ad alto tenore di ferro (oltre il 62% Fe) è soggetto a un dazio del 30%, mentre quello a basso tenore viene esportato senza alcuna imposta.
Preoccupazioni dei minatori per l’impatto del dazio
La Goa Mineral Ore Exporters’ Association (GMOEA) ha espresso serie preoccupazioni in merito al nuovo provvedimento, sottolineando che le riserve di minerale di ferro di Goa sono per lo più a basso tenore e prive di domanda interna. Secondo GMOEA, l’introduzione del dazio potrebbe compromettere le attività estrattive nello Stato, portare a massicci accumuli e sprechi di materiale e mettere a rischio sia l’occupazione sia la stabilità economica regionale.
L’associazione ha inoltre evidenziato come l’India stia già affrontando un accumulo di circa 180 milioni di tonnellate di minerale di ferro a basso tenore, con conseguenti sfide di natura economica e ambientale.
La posizione di FIMI: nessun dazio sul minerale a basso tenore
La Federation of Indian Mineral Industries (FIMI) ha ribadito che in India non esiste praticamente domanda per il minerale di ferro a basso tenore, dal momento che i produttori siderurgici locali utilizzano esclusivamente materiale ad alto contenuto di ferro.
Nella propria istanza ufficiale, FIMI ha sostenuto che l’imposizione di un dazio all’export ostacolerebbe la valorizzazione e la monetizzazione del minerale a basso tenore, aggravando i rischi ambientali legati alle discariche e riducendo i livelli occupazionali nelle aree che dipendono dall’attività mineraria. L’associazione ha inoltre osservato che circa il 70-75% del materiale estratto a basso tenore resta bloccato presso i siti di scavo o nei piazzali di stoccaggio, con impatti negativi sia ambientali sia di efficienza.
Le acciaierie sostengono il piano del governo
Al contrario, i principali produttori siderurgici del Paese, tra cui ArcelorMittal Nippon Steel (AMNS), JSW Steel e Jindal Steel, hanno appoggiato il piano governativo. Secondo loro, assicurare una maggiore disponibilità interna di minerale di ferro a prezzi competitivi permetterebbe di:
- rafforzare la sicurezza nazionale sul fronte delle materie prime,
- consentire all’India di esportare fino a 50 milioni di tonnellate di acciaio finito nel prossimo futuro,
- aumentare la competitività sui mercati internazionali mantenendo bassi i prezzi export dell’acciaio.
In occasione di una recente riunione interministeriale, i siderurgici hanno persino proposto di fornire minerale di ferro all’industria locale a metà dell’attuale prezzo di mercato, così da sostenere la competitività in un contesto caratterizzato da regimi tariffari mutevoli e dalle difficoltà del commercio globale.