Secondo quanto dichiarato dal segretario del ministero dell’Industria siderurgica indiano, Sandeep Poundrik, mercoledì 17 settembre, l’industria siderurgica dell’India non subirà effetti diretti significativi dall’introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, mentre sarà più esposta all’impatto della carbon tax dell’Unione Europea.
Circa due terzi delle esportazioni siderurgiche indiane sono destinate all’Europa, mentre quelle verso gli Stati Uniti risultano trascurabili, ha precisato Poundrik.
L’India ha chiesto un’esenzione dal meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), che potrebbe comportare una maggiore tassazione sulle importazioni di beni ad alta intensità di carbonio, tra cui acciaio, alluminio e cemento.
«I limiti alle emissioni di carbonio previsti dal CBAM avranno sicuramente un impatto sulle esportazioni», ha dichiarato Poundrik.
La siderurgia indiana si basa prevalentemente sull’impiego di altiforni, caratterizzati da elevati livelli di emissioni, ha aggiunto il segretario, sottolineando che l’ulteriore espansione della capacità produttiva tramite altiforni rappresenta un fattore di preoccupazione.
Poundrik ha inoltre evidenziato che l’India resta vigile rispetto al rischio di importazioni a basso costo e si attende che il governo decida in merito ai dazi all’importazione, noti a livello locale come safeguard duty, in linea con le aliquote proposte.
Il CBAM è stato concepito per applicare un prezzo del carbonio alle importazioni provenienti da Paesi con normative ambientali meno rigorose e interesserà inizialmente ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. L’entrata in vigore completa è attesa per il 2026.
Secondo i dati ufficiali, il settore siderurgico nazionale è responsabile del 12% delle emissioni di gas serra dell’India, con un’intensità emissiva pari a 2,55 tonnellate di CO2 per tonnellata di acciaio grezzo, superiore alla media globale di 1,9 tonnellate di CO2.