In una mossa strategica volta a salvaguardare la propria economia, il governo sudafricano ha annunciato che, a seguito della decisione degli Stati Uniti di imporre dazi del 30% su tutte le importazioni dal Paese a partire dall’8 agosto, sta valutando nuove partnership commerciali con la Turchia e altri mercati. Il governo ha scelto di agire immediatamente, poiché tale aumento dei dazi rischia di ridurre il PIL del Sudafrica dello 0,2%.
I dazi statunitensi spingono a un cambio di rotta
Secondo una dichiarazione congiunta del Ministero delle Relazioni Internazionali e della Cooperazione e del Dipartimento del Commercio, dell'industria e della Concorrenza del Sudafrica, il Paese ha avviato trattative con gli Stati Uniti per migliorare le relazioni e affrontare lo squilibrio commerciale. Tuttavia, l’imposizione dei nuovi dazi, ritenuta ingiustificata dai funzionari sudafricani, ha costretto il Paese ad accelerare i progetti di diversificazione.
Il Sudafrica ha infatti affermato che le sue esportazioni, rappresentando appena lo 0,25% delle importazioni totali degli Stati Uniti, non costituiscono in alcun modo una minaccia alla sicurezza o all’industria statunitense: al contrario, i suoi prodotti possono essere considerati input strategici per la base industriale degli Stati Uniti. Il governo ha inoltre sottolineato che i dati relativi al deficit commerciale tra Stati Uniti e Sudafrica non tengono conto del significativo surplus americano nel settore dei servizi.
A rischio i forti legami bilaterali
Nella dichiarazione congiunta si sottolinea che il Sudafrica non è solo un partner commerciale, ma anche un importante investitore nell’economia statunitense. Gli investimenti sudafricani sostengono il lavoro americano, e sono oltre 600 le aziende statunitensi che operano in Sudafrica, contribuendo all’occupazione locale e allo sviluppo industriale. Nonostante la nuova politica, l’obiettivo del Sudafrica resta quello di mantenere e ampliare questi legami reciprocamente vantaggiosi.
Esenzioni e ricadute economiche
Sebbene alcune esportazioni sudafricane – tra cui i rottami d’acciaio inossidabile, i prodotti energetici, i semiconduttori e alcuni minerali – siano esenti dai nuovi dazi, si stima che l’impatto economico complessivo sarà significativo. Inoltre, dal 2018 il Sudafrica affronta già le sfide poste dai dazi doganali relativi alla Sezione 232 su acciaio e alluminio, ma l’ultima decisione statunitense aggiunge ulteriore incertezza al panorama delle esportazioni.
La risposta del governo: diversificazione e programmi di supporto
Per contrastarne gli effetti, il Sudafrica sta sviluppando una risposta multilaterale:
- Canali diplomatici: sono in corso negoziati con gli Stati Uniti per raggiungere un accordo reciprocamente accettabile.
- Misure economiche interne: un servizio di assistenza alle esportazioni per aiutare le aziende a individuare mercati alternativi, programmi di incentivazione tramite un Fondo di localizzazione e il Programma di sostegno all'esportazione e alla competitività (ECSP) di prossima introduzione e collaborazione con il dipartimento del lavoro per mitigare la perdita occupazionale.
- Un’esenzione di categoria che consenta agli esportatori di portare avanti iniziative congiunte in materia di infrastrutture.
Svolta strategica verso i mercati emergenti
Il governo sudafricano ha sottolineato i progressi compiuti con l’Unione Europea, la Cina, la Thailandia e il Giappone nella conclusione di nuovi accordi commerciali e di investimento. Sta inoltre compiendo progressi significativi nei mercati in forte crescita dell’Asia e del Medio Oriente, con particolare attenzione agli Emirati Arabi, al Qatar e all’Arabia Saudita. In risposta alle sfide attuali, il Sudafrica sta infine sfruttando attivamente strutture come l’AfCFTA (African Continental Free Trade Area) e rafforzando i legami con i Paesi dell’ASEAN e la Turchia.