Un fronte di associazioni di categoria tedesche, guidato dal sindacato delle piccole e medie imprese BVMW e sottoscritto da numerosi enti dei settori metallurgico, logistico e della gestione rifiuti, ha emesso una nota avvertendo il Governo federale che la crisi dei costi energetici e della mobilità sta spirando fuori controllo, minacciando direttamente il futuro delle industrie in Germania.
Le associazioni riconoscono gli interventi del governo, ma affermano: «La riduzione temporanea delle accise sulla benzina e sul gasolio rappresenta un primo passo importante per alleviare gli oneri a carico delle piccole e medie imprese, ma non è affatto sufficiente. Ora, è necessario introdurre rapidamente ulteriori misure di sostegno mirate».
Secondo il documento, le tensioni geopolitiche stanno alimentando una volatilità dei prezzi che colpisce l’intera catena del valore industriale e dei servizi. Le piccole e medie imprese (PMI) risultano essere le più colpite da questa crisi. A differenza dei grandi gruppi, infatti, le PMI hanno meno strumenti per proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi e spesso non riescono a riflettere l’aumento dei costi sui prodotti finali.
«Costi guidati dalla politica»
Secondo le associazioni l’attuale crisi non è un evento naturale inevitabile. Una quota significativa dei costi energetici e della mobilità è infatti determinata da tasse, oneri governativi e quadri normativi. «Limitarsi a indicare gli sviluppi del mercato internazionale non è sufficiente», si legge nel comunicato.
Il risultato è un restringimento drastico dei margini e della capacità di investimento, che rischia di causare un declino della competitività su scala internazionale, la delocalizzazione della produzione verso l’estero e la deindustrializzazione accelerata del Paese.
Il piano d’azione in cinque punti
Per stabilizzare la situazione, le associazioni propongono cinque passi concreti:
- Taglio dei costi: riduzione permanente delle imposte su energia, elettricità e carburanti al minimo europeo, revisione dei costi aggiuntivi legati alla CO2 e concessione di aiuti mirati ai settori che dipendono dalla mobilità accessibile.
- Tutela degli investimenti: sviluppo delle misure di sostegno esistenti a favore delle PMI, applicazione di meccanismi che mitighino in modo efficace gli aumenti di prezzi a breve termine, elaborazione di un quadro normativo affidabile per gli investimenti e reintroduzione ed estensione di clausole di adeguamento dei prezzi negli appalti pubblici per proteggere le imprese dalla volatilità estrema delle materie prime.
- Sicurezza degli approvvigionamenti: rafforzamento dell’estrazione di materie prime nazionali attraverso procedure di approvazione accelerate, uso strategico delle riserve, consolidamento della cooperazione a livello unitario sull’approvvigionamento di materie prime.
- Moratoria sui nuovi oneri e introduzione di misure di agevolazione: evitare di introdurre ulteriori moltiplicatori di costi e di applicare misure nazionali unilaterali che alterno la competitività.
- Approccio pragmatico alla transizione: la politica energetica deve essere tecnologicamente neutra e la trasformazione ecologica deve rimanere economicamente sostenibile.
L’ultimatum al governo
In conclusione, i firmatari esortano il governo ad agire quanto prima implementando misure di agevolazione nel breve termine, annullando gli svantaggi competitivi e garantendo approvvigionamento e certezza di pianificazione alle imprese.
In un contesto in cui la competitività e la creazione di valore sono a rischio, le associazioni avvertono che non c’è più spazio per tatticismi o attese: «Il Governo federale deve agire in modo deciso per salvaguardare la vitalità economica delle piccole e medie imprese».