Nella giornata di martedì 7 ottobre 2025, la Commissione europea ha presentato a Strasburgo una proposta legislativa per proteggere il settore siderurgico dell’UE dall’impatto della sovraccapacità globale.
In una nota diffusa ieri, le associazioni tedesche attive nel riciclo bvse, Recycling Germany, BDSV e VDM annunciano di aver accolto di buon grado le nuove misure, definendole una «ventata di aria fresca» per i produttori tedeschi ed europei.
Sebastian Will, membro del comitato esecutivo di bvse e vicepresidente di Recycling Europe, spiega: «La collaborazione per raggiungere un traguardo così importante è una parte intrinseca del DNA del nostro settore. L’introduzione di restrizioni del mercato senza una giustificazione, basandosi solo sugli interessi di pochi eletti, avrebbe danneggiato notevolmente la fiducia dei nostri membri nei confronti delle istituzioni europee».
Tuttavia, Guido Lipinski, direttore generale di BDSV, ci tiene a ricordare che la riduzione delle quote di importazione e l’aumento dei dazi non influiscono solo sui Paesi che adottano pratiche commerciali sleali, ma anche sulle aziende e, più indirettamente, sui clienti dell’UE. Infatti, sono molte le entità europee che sopravvivono solo grazie all’esportazione dei loro prodotti. Ciò andrà a compromettere ulteriormente una competitività già minacciata dagli elevati costi amministrativi, per l’energia e la manodopera. «È interessante notare», aggiunge Murat Bayram, presidente della VDM, «che le misure interessano solo produttori siderurgici e clienti, mentre le importazioni di prodotti semilavorati, come billette e bramme, non vengono menzionate».
Le associazioni concludono la nota facendo notare che questo approccio apre un vaso di Pandora in merito ai supporti statali e si chiedono quali altri settori si appelleranno alla protezione dello Stato. Tra le entità citate, figurano il settore dell’energia, che potrebbe richiedere sussidi per le centrali che producono carico di base o per l’espansione della rete; i produttori di alluminio e rame che vorrebbero mantenere in Europa tutto il rottame per ridurre i prezzi d’acquisto o gli operatori del settore siderurgico che, sulla stessa lunghezza d’onda, richiedono divieti d’esportazione del rottame nonostante le nuove misure di protezione.