Secondo il sesto rapporto annuale sul settore siderurgico pubblicato da Global Energy Monitor (GEM), la crescita degli investimenti nella produzione di acciaio basata sul carbone rischia di rallentare la transizione dell’industria globale verso processi produttivi a basse emissioni.
Il report sottolinea come i nuovi investimenti in progetti di altoforno su larga scala e negli interventi di rifacimento dei rivestimenti continuino a superare i piani di dismissione degli impianti più obsoleti alimentati a carbone.
La capacità degli altiforni a carbone continua ad aumentare
GEM ha riportato che a livello globale sono stati annunciati o risultano attualmente in costruzione 319 milioni di tonnellate annue di capacità di altoforno basata sul carbone, pari a un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Inoltre, circa 80 milioni di tonnellate di capacità di altoforno sono legati a progetti di rifacimento dei rivestimenti, finalizzati a prolungare la vita operativa degli impianti esistenti.
Il rapporto rileva che i piani di dismissione annunciati riguardano solo 141 milioni di tonnellate di capacità di altoforno attualmente operativa. Di conseguenza, entro il 2035 la capacità globale degli altiforni dovrebbe registrare un incremento netto di 88 milioni di tonnellate, confermando il perdurante predominio delle tecnologie siderurgiche ad alta intensità di carbone.
L’industria siderurgica resta una delle principali fonti di emissioni
Secondo GEM, circa l’88% delle emissioni generate dal settore siderurgico proviene da processi produttivi basati sul carbone. Nel complesso, l’industria dell’acciaio incide per circa l’11% sulle emissioni globali di carbonio, confermandosi uno dei comparti chiave nel percorso di decarbonizzazione a livello mondiale.
I progressi nelle tecnologie a basse emissioni restano lenti
Il rapporto evidenzia come la diffusione di tecnologie siderurgiche a minori emissioni resti ancora limitata. Nell’ultimo anno, la quota di capacità produttiva basata su forni elettrici ad arco (EAF) è aumentata di un solo punto percentuale, passando dal 33% al 34% della capacità operativa globale.
Nel comparto della produzione di ghisa, GEM segnala che appena il 10% della capacità mondiale utilizza oggi la tecnologia del preridotto (DRI) come alternativa agli altoforni alimentati a carbone. Ancora più contenuta la quota di DRI basata sull’idrogeno verde: solo il 2% della capacità globale, pari a circa quattro milioni di tonnellate annue, impiega questo vettore come principale agente riducente, in linea con i percorsi di decarbonizzazione net-zero.
India e Cina dominano la capacità pianificata basata sul carbone
Astrid Grigsby-Schulte, project manager del Global Iron and Steel Tracker di GEM, ha sottolineato come le prospettive di decarbonizzazione dell’industria siderurgica restino ancora fragili. Secondo la manager, India e Cina concentrano insieme l’86% della nuova capacità siderurgica pianificata a livello mondiale basata sul carbone.
In particolare, l’India rappresenta da sola oltre il 60% della capacità globale pianificata di altoforni alimentati a carbone. Inoltre, il 93% dei progetti di produzione di ghisa attualmente in fase di sviluppo nel Paese si basa su tecnologie ad alta intensità carbonica.
La Cina si conferma invece il secondo maggiore sviluppatore mondiale di nuova capacità di altoforno. Secondo GEM, circa il 94% della capacità di altoforno attualmente operativa nel Paese non è ancora associata ad alcun piano di dismissione annunciato, un elemento che alimenta le preoccupazioni sulla reale velocità del percorso di decarbonizzazione dell’industria siderurgica globale.