FMI: prospettive globali in miglioramento, ma il protezionismo resta una minaccia

mercoledì, 15 ottobre 2025 16:41:17 (GMT+3)   |   Istanbul

Secondo il World Economic Outlook pubblicato a ottobre 2025 dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’economia mondiale sta attraversando una fase di adattamento caratterizzata da una crescita più moderata, differenziali di inflazione persistenti e un crescente ricorso a misure protezionistiche.

Il FMI ha rivisto al rialzo le proprie stime di crescita globale, portandole al 3,2% per il 2025 e al 3,1% per il 2026, in aumento rispetto alle previsioni di aprile ma ancora inferiori ai livelli precedenti al recente cambio di politica economica. L’inflazione globale è attesa in calo al 4,2% nel 2025 e al 3,7% nel 2026, mentre la crescita degli scambi commerciali mondiali dovrebbe mantenersi debole, al 2,9% su base annua, ben al di sotto della media pre-2024.

Dazi, politiche industriali e divergenze fiscali

Il rapporto evidenzia l’impatto crescente dei dazi doganali e delle politiche industriali sui flussi commerciali globali. Negli Stati Uniti, i dazi medi applicati sono saliti al 19%, generando una riorganizzazione delle catene di approvvigionamento e influenzando il sentiment dei mercati. Nel frattempo, la crescita economica cinese si è rallentata attorno al 4%, frenata dalla debolezza del mercato immobiliare e dai rendimenti limitati delle sovvenzioni industriali in settori chiave come quello dei veicoli elettrici e del fotovoltaico.

Il FMI avverte che le politiche fiscali e monetarie stanno divergendosi sempre più: diverse economie avanzate continuano a mantenere misure fiscali espansive nonostante tassi di interesse reali elevati, aumentando così i rischi per la sostenibilità del debito. L’istituzione invita i governi a perseguire una consolidazione fiscale credibile e una normalizzazione monetaria graduale per preservare la stabilità macroeconomica.

Mercati finanziari e politiche industriali

Il FMI osserva che i mercati finanziari globali stanno subendo una trasformazione profonda, trainata dai forti investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie digitali, che potrebbero sostenere la produttività nel breve periodo. Tuttavia, l’istituto avverte che correzioni dei prezzi degli asset restano un rischio concreto nel caso in cui i rendimenti attesi non si concretizzassero.

Un capitolo dedicato del rapporto analizza l’ascesa delle politiche industriali a livello mondiale: pur riconoscendone il potenziale nel favorire l’innovazione, il FMI mette in guardia contro sussidi prolungati o poco trasparenti, invitando i governi a introdurre misure chiare, temporanee e compatibili con la sostenibilità fiscale, per evitare distorsioni di mercato.

Previsioni di crescita regionale per il 2025

Per il 2025, il Fondo Monetario Internazionale prevede i seguenti tassi di crescita del PIL:

  • Stati Uniti: 2,0%
  • Eurozona: 1,0%
  • Cina: 4,0%
  • Mercati emergenti: 4,1%
  • Paesi a basso reddito: 3,5%
Rischi e raccomandazioni di politica economica

Il FMI sottolinea che i rischi restano orientati al ribasso, richiamando in particolare le tensioni protezionistiche prolungate, le condizioni finanziarie più restrittive, la crescita debole nelle principali economie e la rinnovata volatilità dei prezzi delle materie prime. Tra i possibili fattori positivi figurano una più rapida risoluzione delle dispute commerciali, un rafforzamento degli investimenti privati e maggiori guadagni di produttività derivanti dalle nuove tecnologie.

Per salvaguardare la stabilità economica globale, il Fondo raccomanda ai governi di mantenere sistemi commerciali basati su regole, ricostituire margini fiscali di sicurezza e preservare l’indipendenza delle banche centrali. Inoltre, invita alla cooperazione internazionale per contrastare la frammentazione economica e sostenere mercati aperti e competitivi.


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