Ex Ilva, processo "Ambiente Svenduto": maxi condanne per i Riva

lunedì, 31 maggio 2021 15:10:41 (GMT+3)   |   Brescia
       

La Corte d'Assise di Taranto ha condannato in primo grado a 22 e 20 anni di reclusione rispettivamente Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell'Ilva, nell'ambito del processo "Ambiente Svenduto". La giuria ha inoltre inflitto 21 anni e 6 mesi all'ex responsabile delle relazioni esterne dell'Ilva Girolamo Archinà, 21 anni al direttore di stabilimento Luigi Capogrosso, 3 anni e mezzo all'ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola e 2 anni al direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato. 47 in tutto gli imputati (44 persone e tre società), per concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzioni in atti giudiziari, omicidio colposo e altre imputazioni. La pubblica accusa aveva chiesto 28 anni per Fabio Riva e 25 anni per Nicola Riva. Dichiarata la prescrizione per il consigliere regionale Donato Pentassuglia, attuale assessore all'Agricoltura.

È stata inoltre disposta la confisca degli impianti dell'area a caldo che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici. Tuttavia, «la confisca dell'area a caldo disposta oggi in sede di processo non ha alcun effetto immediato sulla produzione. Sarà efficace solo dopo il giudizio definitivo della Cassazione», hanno riferito fonti dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo la sentenza di primo grado del processo per il presunto disastro ambientale causato dall'ex Ilva negli anni di gestione dei Riva. Al momento resta la facoltà d'uso degli impianti da parte di Acciaierie d'Italia, la nuova compagine societaria formata da ArcelorMittal e Invitalia. I giudici hanno stabilito la confisca per equivalente dell'illecito profitto nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva Fire spa (oggi Partecipazioni industriali spa in liquidazione) e Riva Forni Elettrici per gli illeciti amministrativi per una somma di 2 miliardi e 100 milioni di euro in solido tra loro. Inoltre, sono state comminate sanzioni pecuniarie: 4,6 milioni a Ilva spa, 1, 2 milioni a Riva Fire e Riva Forni Elettrici.

«Come ammesso dagli stessi periti, sotto la gestione dei Riva Ilva ha sempre operato e prodotto rispettando tutte le normative vigenti. I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme». Lo ha affermato l'avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva. «Il totale degli investimenti erogati sotto la loro gestione – ha continuato il legale – ammonta a 4,5 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di natura specificatamente ambientale. Cifre e numeri che sono stati certificati dal Tar e dalle due sentenze del Tribunale e della Corte di Appello di Milano di assoluzione piena perché i fatti non sussistono, perché non c'è stato dolo e perché gli investimenti realizzati sono stati veri e cospicui». Secondo Perrone, «come anche certificato dall'Arpa, nel corso della gestione Riva sono state adottate le migliori tecniche/tecnologie allora disponibili (Best Available Technology del 2005) e come sempre i Riva si sarebbero prontamente adeguati anche a quelle del 2012 nei quattro anni successivi previsti dalle normative».
L'avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, altro ex amministratore dell'ex Ilva condannato a 20 anni, ha sottolineato che il suo assistito «è stato presidente solamente due anni, dal 2010 al 2012, e sotto la sua presidenza si sono raggiunti i migliori risultati ambientali della gestione Riva con valori di diossina e benzoapirene bassissimi che si collocano a meno della metà dei limiti consentiti dalla legge. Risultati straordinari dovuti agli investimenti quantificabili in oltre 4 miliardi di euro e alla gestione degli impianti sempre tesa al massimo rispetto delle normative ambientali». 

Dopo la lettura della sentenza di primo grado, hanno espresso la loro soddisfazione il movimento Tamburi Combattenti, le associazioni che aderiscono al Comitato per la Salute e per l'Ambiente, nonché il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. «Credo che da oggi cambi tutto per questo Paese, cambia tutto per Taranto, per i diritti dei tarantini. Tutte le sofferenze che ci portiamo dietro finalmente vengono riconosciute dallo Stato italiano» ha dichiarato il primo cittadino di Taranto, parlando di «svolta storica sul piano giudiziario per la città e non solo».


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