EUROMETAL, la Federazione europea delle associazioni dei commercianti di acciaio, tubi e metalli, ha scritto alle principali autorità politiche dell’Unione europea, tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il vicepresidente esecutivo Maroš Šefčovič e il commissario Stéphane Séjourné, circa l’aumento delle importazioni di derivati dell’acciaio che eludono il regolamento europeo relativo al commercio e al carbonio.
Nonostante questi prodotti derivino principalmente dall’acciaio, vengono classificati con codici doganali di prodotti non siderurgici, il che li esclude dall’ambito di strumenti come il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), il Green Deal europeo e le norme di economia circolare. Ciò ha aperto le porte alle importazioni di prodotti più economici e ad alto tenore di carbonio da Paesi con standard ambientali e lavorativi inferiori.
Impatto sul mercato: volumi crescenti e distorsione della concorrenza
I derivati dell’acciaio comprendono un’ampia gamma di prodotti finiti e semilavorati, come parti per automobili, apparecchiature elettriche, strutture prefabbricate, macchine industriali e componenti ferroviari.
Dal 2010, le importazioni di questi prodotti sono più che raddoppiate, superando gli 8 milioni di tonnellate all’anno. Oggi, solo le parti per automobili coprono circa il 40% delle importazioni di derivati. La maggior parte di queste merci provengono da Paesi come Cina, Turchia e Vietnam, dove la produzione siderurgica è sovvenzionata e le norme ambientali sono meno severe. Ciò crea uno squilibrio competitivo che danneggia notevolmente piccole e medie imprese (PMI), un comparto fondamentale dell’ecosistema europeo della lavorazione e produzione di acciaio, e diversi settori strategici (energia rinnovabile, elettrificazione, mobilità, difesa e infrastrutture).
Economia circolare e rischi strategici
L’aumento delle importazioni ha effetti importanti anche sull’economia circolare dell’Europa. Queste sostituiscono la produzione europea di prodotti equivalenti, indeboliscono i prezzi e introducono una rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Spesso, l’acciaio in questione proviene da Paesi non europei che producono emissioni elevate e viene introdotto senza tracciabilità del carbonio o supervisione delle difese commerciali.
Nel 2024, gli Stati Uniti hanno esteso i dazi della Sezione 232 a oltre 400 prodotti derivati dall’acciaio e hanno introdotto la regola obbligatoria «melt and pour» per tracciare il Paese di fusione e colata. Ciò ha colmato le lacune e limitato l’elusione tramite Paesi terzi. Di conseguenza, gli esportatori hanno reindirizzato fino al 15% dei flussi globali dei derivati dell’acciaio dagli Stati Uniti all’Unione europea, che non dispone di strumenti equivalenti di tracciamento dell’origine o tassazione del carbonio. Questa mancanza rende l’UE vulnerabile, un «deposito» di prodotti low-cost e ad alto tenore di carbonio.
EUROMETAL identifica tre rischi principali risultanti da questa tendenza non controllata:
- Rischio climatico. Le importazioni comportano impatti ambientali più elevati che compromettono gli obiettivi climatici europei, dato che non rientrano nell’ambito del CBAM.
- Rischio industriale e strategico. La lavorazione e la trasformazione degli scarti avviene all’estero, il che significa che il 30-70% di rottame viene perso nelle fasi dell’economia circolare.
- Rischio economico. L’esternalizzazione della produzione mina il controllo europeo delle catene del valore del settore, rendendo l’UE un consumatore passivo e compromettendo la capacità di ripresa di settori quali la difesa, l’elettrificazione e le infrastrutture.
Le proposte di EUROMETAL
Per contrastare queste minacce, EUROMETAL sollecita Bruxelles a intervenire in modo decisivo e rapido. Ecco alcune delle misure proposte dalla federazione:
- Espansione della copertura del CBAM per includere i prodotti derivati in base al tenore di acciaio e ai volumi importati.
- Impiego di strumenti per la difesa del commercio sui prodotti derivati, come già accade per l’acciaio primario.
- Adozione della regola «melt and pour» per tracciare l’origine dell’acciaio e prevenire l’elusone tramite Paesi terzi.
- Rafforzamento dell’applicazione dei dazi con procedure armonizzate di monitoraggio digitale per segnalare flussi commerciali sospetti.
- Prioritizzazione di gruppi di prodotti ad alto rischio, come le parti per automobili, supportando i settori a valle con incentivi per la modernizzazione e politiche di conservazione del rottame.
Urgenza politica: la richiesta di un’azione coordinata
EUROMETAL sottolinea che queste importazioni stanno causando una «silenziosa corrosione» della catena di produzione siderurgica europea. L’organizzazione avverte che senza un intervento rapido la deindustrializzazione potrebbe diventare strutturale e irreversibile, dato che i produttori di apparecchiature originali sceglieranno di rifornirsi all’estero e le PMI perderanno il loro posto nelle catene del valore globali.
Menzionando la rapida risposta statunitense alle controversie commerciali passate, EUROMETAL sostiene che ora in Europa è necessaria una volontà politica simile per proteggere i posti di lavoro, raggiungere gli obiettivi climatici e preservare la capacità di ripresa del settore. La federazione esorta la Commissione europea e gli Stati membri ad agire in modo coordinato e strategico per colmare le lacune normative prima che si verifichino danni irreparabili.