L’Associazione europea degli importatori e distributori di metalli non integrati (EURANIMI) ha avvertito che il nuovo Steel and Metals Action Plan (SMAP) proposto dalla Commissione Europea rischia di destabilizzare gravemente la base manifatturiera dell’Unione europea.
La proposta, attualmente all’esame del Parlamento e del Consiglio europeo, prevede l’introduzione di un nuovo regime di quote d’importazione destinato a sostituire il meccanismo di salvaguardia esistente, la cui scadenza è fissata al 30 giugno 2026, in conformità alle regole dell’OMC.
Quote ridotte, dazi raddoppiati
Secondo la bozza dello SMAP, i volumi d’importazione di acciaio verrebbero limitati a circa il 50% dei livelli del 2024 e fino al 60% per l’acciaio inossidabile. Una volta superate le quote previste, i dazi all’importazione raddoppierebbero, passando dal 25% al 50%.
EURANIMI avverte che tali restrizioni, combinate con il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), potrebbero innescare gravi carenze di approvvigionamento e prezzi record lungo le catene del valore.
Sebbene la Commissione presenti il CBAM come misura di carattere ambientale e lo SMAP come strumento legato al commercio, EURANIMI sottolinea che le due iniziative interagiscono direttamente, amplificando l’impatto economico complessivo.
Rischio di una nuova crisi in stile 2021 con carenze e prezzi record
L’associazione avverte che l’attuazione simultanea del CBAM (a partire dal 1° gennaio 2026) e dello SMAP potrebbe riproporre una crisi simile a quella vissuta nel 2021, quando i colli di bottiglia nelle forniture e la speculazione sui prezzi portarono a fermate produttive diffuse in tutta Europa.
EURANIMI elenca diversi rischi:
- forti aumenti dei prezzi lungo l’intera filiera siderurgica;
- carenze di materiale, in particolare nei prodotti lunghi in acciaio inossidabile;
- chiusure di impianti e rilocalizzazioni produttive a causa della perdita di competitività;
- crescente afflusso di beni finiti (come elettrodomestici, componenti e macchinari) provenienti da paesi esclusi dal CBAM e dal regime di quote.
Produttori a valle lasciati esposti
EURANIMI ha inoltre criticato l’attuale squilibrio nel processo decisionale dell’Unione europea, sottolineando che i grandi gruppi siderurgici integrati esercitano una forte influenza politica, mentre le PMI a valle risultano scarsamente rappresentate. Secondo l’associazione, una politica pensata principalmente per tutelare i produttori a monte rischia di indebolire l’intero ecosistema industriale europeo, che dipende da materie prime accessibili.
EURANIMI invita Parlamento europeo, Consiglio e parti industriali a garantire un maggiore equilibrio nel processo legislativo. L’associazione chiede l’adozione di un quadro normativo che sostenga non solo i produttori siderurgici, ma anche le decine di migliaia di piccole e medie imprese manifatturiere che dipendono dall’importazione di semilavorati metallici.