Da ArcelorMittal Italia nessun dietrofront sulla cassa integrazione

martedì, 11 giugno 2019 11:51:27 (GMT+3)   |   Brescia
       

«Una misura temporanea che non ha nulla a che vedere con la strategia di lungo termine e gli accordi presi. Una scelta difficile che si rende necessaria a causa delle critiche condizioni del mercato dell'acciaio». Con queste parole i vertici di ArcelorMittal Italia hanno confermato ieri il ricorso alla cassa integrazione annunciato nei giorni scorsi (13 settimane a zero ore per 1.400 dipendenti a partire da luglio). Si è concluso quindi senza il raggiungimento di un'intesa l'incontro di ieri 10 giugno nella sede di Confindustria a Roma tra azienda e sindacati. A rappresentare ArcelorMittal, c'erano l'amministratore delegato Matthieu Jehl, il direttore delle risorse umane Annalisa Pasquini e il direttore degli acquisti Emmanuel Rodriguez. 
Il leader della Uilm Rocco Palombella ha parlato di un ennesimo «colpo» all'accordo sindacale del 6 settembre 2018. «Abbiamo chiesto ad ArcelorMittal - ha affermato - di rivedere la sua posizione e magari aspettare qualche giorno per avviare la procedura della cassa integrazione. Occorre evitare un provvedimento del genere, che non trova giustificazione perché avrebbe effetti gravi sulla città di Taranto». 
«L'accordo - ha ricordato il segretario nazionale Fiom Gianni Venturi - prevedeva impegni sia sul versante del risanamento ambientale, anche alla luce della prospettata revisione dell'Aia, sia gli impegni sui volumi produttivi e i livelli occupazionali dell'insieme della forza lavoro del gruppo. Alle difficoltà di mercato prospettate da ArcelorMittal abbiamo opposto, come sindacato, un quadro di riferimento che a partire dal 6 maggio doveva esaurirsi con la mancata risalita produttiva a 6 milioni di tonnellate. Dopo 30 giorni ArcelorMittal decide di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane per 1.400 lavoratori in una realtà dove già sono in cassa integrazione straordinaria 1.700 lavoratori». Alla luce di queste considerazioni, i metalmeccanici hanno chiesto congiuntamente la convocazione urgente di un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico, «per la verifica e il rispetto dell'insieme degli impegni sottoscritti» ha spiegato il segretario della Fiom. 


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