I noli marittimi dall’India risultano finora stabili nonostante il conflitto in corso tra Iran e Israele, ma il governo indiano sta monitorando attentamente la situazione, che potrebbe «degenerare» qualora Teheran decidesse di chiudere lo Stretto di Hormuz, hanno dichiarato fonti governative martedì 24 giugno.
Secondo quanto riferito, il ministero del Commercio è stato incaricato di seguire l’evoluzione della situazione in Medio Oriente, data la fondata preoccupazione che un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz possa causare gravi disagi alla circolazione delle merci lungo le rotte dell’Asia occidentale, con conseguente impennata dei noli marittimi.
Il ministero è attualmente in contatto con diversi stakeholder, tra cui compagnie di trasporto aereo, assicurazioni e operatori logistici, per raccogliere informazioni utili alla pianificazione di misure di emergenza nel caso in cui il conflitto dovesse intensificarsi e compromettere ulteriormente le catene commerciali nella regione.
«Una delle principali preoccupazioni riguarda il rischio di interruzione nel transito attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 60-65% delle importazioni indiane di greggio. Qualsiasi blocco o escalation militare in questo corridoio marittimo cruciale comprometterebbe seriamente la sicurezza energetica dell’India, facendo aumentare i prezzi del petrolio e innescando pressioni inflazionistiche interne», ha dichiarato il think tank Global Trade Research Initiative (GTRI).
«Un’eventuale escalation a livello regionale metterebbe inoltre a rischio l’ampio volume di scambi tra l’India e l’intera regione dell’Asia occidentale, compresi Iraq, Giordania, Libano, Siria e Yemen, dove l’export indiano ammonta a 8,6 miliardi di dollari e l’import a 33,1 miliardi», ha aggiunto il GTRI.
Anche un report dell’unità di ricerca della State Bank of India (SBI), il principale istituto di credito del paese, ha sottolineato che «l’escalation del conflitto tra Iran e Israele, ora aggravato anche da attacchi militari diretti degli Stati Uniti, rappresenta un rischio concreto per la stabilità economica dell’India, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del greggio e delle possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento globali».
L’India importa circa il 90% del proprio fabbisogno di petrolio greggio, di cui circa il 40% transita proprio attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia marittimi, situato tra Iran e Oman. Lo stretto veicola quasi il 20% del consumo globale di petrolio liquido e si trova ora sotto minaccia diretta a causa dell’intensificarsi del conflitto.
Pur non acquistando attualmente petrolio dall’Iran, l’India potrebbe subire pesanti conseguenze in termini di approvvigionamenti da altri importanti esportatori in caso di interruzioni nel passaggio attraverso lo stretto. Secondo il rapporto della SBI, nel 2024 i flussi petroliferi attraverso Hormuz hanno raggiunto una media di 20 milioni di barili al giorno, e le alternative di instradamento sono attualmente molto limitate.