Il mese di settembre si è chiuso al ribasso sul mercato italiano del rottame e delle materie prime, continuando a mostrare un clima debole e segnato dall’incertezza. È questo quanto emerge dalla consueta nota di mercato mensile sul rottame pubblicata da Assofermet, l’associazione italiana che rappresenta le imprese del commercio, distribuzione e trasformazione di acciaio, metalli, rottame e ferramenta.
L’associazione ha rilevato una scarsità di domanda di rottame ferroso da parte dei produttori siderurgici, a fronte di una disponibilità di materiale che rimane bassa – specialmente per il rottame di qualità più elevata – ma comunque sufficiente a coprire le necessità degli acciaieri. Nel complesso, Assofermet ha rilevato cali nei prezzi di acquisto compresi tra i 5 e i 20 €/t, e ha affermato: «appare sempre più chiaro che le acciaierie, dovendo far fronte a costi energetici molto alti e a restrizioni ambientali sempre più importanti, reputino più conveniente l’acquisto di semi prodotti da Paesi Extra-UE». La domanda di acciai finiti in Italia è ancora debole, e il cambio euro-dollaro sfavorisce le esportazioni. Il sentiment per il mese di ottobre è pessimista, riporta l’associazione, e segnato da incertezze legate soprattutto ai nuovi regolamenti europei e allo scenario geopolitico in atto.
Secondo quanto riportato, settembre è stato un mese fiacco anche sui mercati internazionali del rottame, ma nella settimana appena trascorsa la Turchia ha potuto apprezzare un rimbalzo dei prezzi import pari a circa 10 $/t. Nel resto dei mercati europei, invece, i prezzi del rottame a settembre hanno subito ribassi tra i 5 e i 10 €/t. Il sentiment delle prossime settimane resta comunque debole, caratterizzato da un’assenza dei mercati asiatici a causa delle festività religiose e da un possibile peggioramento dei prezzi del rottame negli Stati Uniti di circa 10-20 €/t causato da un calo di domanda nel segmento degli acciai finiti.
Diversa, invece, la tendenza del mercato nel segmento del rottame inox, il quale ha registrato prezzi sostanzialmente invariati con una lieve spinta al rialzo verso la fine di settembre, dovuta, secondo Assofermet, a una graduale carenza di materiale disponibile. La domanda, invece, è rimasta rispettivamente a livelli modesti in Italia e medi nel resto d’Europa, mentre il cambio euro-dollaro ha ancora una volta limitato le esportazioni sui mercati internazionali. Nel frattempo, «il quadro macroeconomico europeo (tassi di interesse elevati [della] BCE che rallentano gli investimenti e tensioni commerciali in corso tra USA e UE) continua a pesare sul sentiment, imponendo cautela e limitando la prevedibilità degli operatori», riporta la nota.
Per quanto riguarda le ghise, la disponibilità per la qualità di affinazione è buona da varie origini, ma le acciaierie italiane non mostrano particolare interesse. Assofermet riporta prezzi invariati o in lieve calo in particolare dagli esportatori di Russia, Ucraina e Brasile, ma non sono stati registrati nuovi acquisti né dalla Turchia né dagli Stati Uniti. La domanda di ghisa ematite ha registrato un lieve incremento, ma le richieste hanno avuto principalmente l’obiettivo di ricostituire i magazzini. Lo scenario complessivo resta sostanzialmente immobile e caratterizzato da forti incertezze dovute ai dazi USA-UE. Il segmento della ghisa sferoidale ha infine registrato un calo dei prezzi dovuto alle «difficoltà dei consumatori finali», che devono far fronte a criticità quali i prezzi dell’energia, la crisi economica tedesca e l’overcapacity cinese.
Per concludere, nel segmento delle ferroleghe Assofermet ha riportato una discesa dei prezzi di ferromanganese e ferrosilicio. Stabili invece i prezzi del ferrocromo.