Secondo quanto riporta Assofermet nella sua consueta nota mensile, nel mese di marzo il mercato italiano del rottame ferroso si è mosso in un contesto di marcata incertezza, che ha coinvolto sia il commercio sia la produzione. A pesare sul sentiment sono state soprattutto le nuove tensioni geopolitiche, con ripercussioni dirette sui costi energetici, sulla logistica e sulla gestione operativa degli impianti. In questo scenario, la domanda espressa dalle acciaierie è rimasta comunque su livelli considerati soddisfacenti, contribuendo a mantenere le quotazioni del rottame sostanzialmente stabili e a scongiurare ribassi rilevanti. Solo gli operatori attestati su livelli superiori alla media di mercato hanno effettuato piccoli aggiustamenti, senza tuttavia alterare in modo significativo il quadro complessivo.
Resta però elevata l’incertezza sulle prospettive di breve e medio termine, soprattutto in relazione ai programmi produttivi delle acciaierie. Gli sgravi energetici recentemente introdotti dal Governo hanno fornito un supporto temporaneo all’attività industriale, favorendo un incremento delle richieste e delle consegne di rottame. Qualora la domanda dovesse mantenersi costante e gli aumenti sui prodotti finiti trovassero effettiva applicazione, il mercato potrebbe beneficiare di una ripresa delle quotazioni, anche in considerazione della ridotta disponibilità di materiale.
Sul piano internazionale, nella seconda metà di marzo la Turchia ha innescato un rialzo dei prezzi del rottame, con aumenti complessivi di circa 20 dollari/t. In Europa, la Spagna ha reagito più rapidamente con due rialzi consecutivi di circa 10 euro/t, mentre negli altri mercati del continente la debolezza della domanda ha contenuto le variazioni. In Asia, il quadro è rimasto più disomogeneo, con il Pakistan allineato al trend turco e l’India interessata da aumenti più contenuti.
Nel comparto del rottame inox, marzo ha mostrato un andamento bifasico: una prima fase rialzista, seguita da una lieve correzione nella seconda parte del mese. Le quotazioni si sono così stabilizzate al di sotto dei picchi, senza però segnare un’inversione ribassista. L’offerta resta limitata, mentre la domanda si mantiene stabile, in un contesto influenzato anche dalla volatilità del cambio euro-dollaro.
Per la ghisa di affinazione, marzo ha portato un ulteriore aumento dei prezzi in dollari, non pienamente recepito dalle acciaierie europee, ancora orientate a privilegiare il rottame per contenere i costi. Più favorevole, invece, il quadro negli Stati Uniti, dove le nuove quotazioni hanno trovato maggiore accettazione.
Nel segmento della ghisa ematite, l’attività negoziale ha rallentato, con fonderie attive su volumi contenuti e programmazioni di breve periodo, anche in funzione delle fermate pasquali. Anche la ghisa sferoidale ha registrato un’attività limitata, ma le poche operazioni concluse indicano i primi segnali di rafforzamento dei prezzi, sostenuti dall’aumento dei costi all’origine, dei noli marittimi e dall’impatto del CBAM.
Infine, il comparto delle ferroleghe ha mantenuto un’impostazione sostanzialmente stabile, in presenza di una domanda contenuta e di un atteggiamento prudente da parte degli operatori. Tra gli elementi di maggiore rilievo si segnala la contrazione della produzione europea di ferrosilicio, dovuta in larga misura al rialzo dei costi energetici.
Nel complesso, il quadro delineato da Assofermet resta improntato alla cautela, tra incertezza macroeconomica, criticità logistiche, tensioni geopolitiche e adeguamento al CBAM.