L’estate del rottame si è chiusa senza scossoni, ma con un andamento che riflette la fragilità del settore. A luglio il mercato ha registrato nuovi ribassi, compresi tra 5 e 10 euro, non sempre accettati da tutti gli operatori: in diversi casi si è preferito ridurre l’attività o anticipare la chiusura estiva. Con il rientro dalle ferie, le quotazioni di agosto si sono mantenute stabili, stabilità che ha caratterizzato anche i primi giorni di settembre, malgrado alcuni tentativi di rialzo da parte degli operatori non abbiano trovato risposta nelle acciaierie.
In Italia la disponibilità di materiale rimane limitata, complice la minore produzione industriale in un contesto economico debole. Le acciaierie hanno comunque riaperto con parchi scorte già ben forniti, mentre continua il ricorso a semiprodotti provenienti da Cina e Medio Oriente – billette e bramme – che risultano competitivi grazie al cambio favorevole con il dollaro. In questo quadro, l’orientamento per settembre resta poco chiaro: sarà solo a metà mese che il mercato potrà delineare con maggiore precisione una tendenza.
Lo scenario internazionale non appare più brillante. La Turchia ha visto una sostanziale stabilità dei prezzi, con volumi ridotti e un breve picco positivo a fine luglio rapidamente riassorbito. Anche i mercati asiatici hanno replicato questa dinamica, con oscillazioni leggermente più accentuate. In Europa, la Germania ha mostrato un luglio ancora positivo sul fronte della domanda, sebbene accompagnato da una lieve flessione dei prezzi, mentre ad agosto l’attività si è ridotta sensibilmente con ulteriori ribassi. In Francia le quotazioni si sono mantenute stabili, salvo sporadiche riduzioni di 10 euro, ma le lunghe fermate estive hanno reso scambi e richieste limitati. In Spagna, infine, luglio ha visto poche transazioni a prezzi invariati, mentre agosto è trascorso in sostanziale inattività. Negli Stati Uniti, la debolezza del comparto dei prodotti finiti alimenta le aspettative di un nuovo calo dei prezzi del rottame nell’ordine di 10-20 dollari a tonnellata.
Il comparto delle ghise non ha offerto particolari sorprese nei mesi di luglio e agosto: quotazioni stabili o in lieve calo, con buona disponibilità di materiale, anche da origini alternative alla Russia. La domanda italiana resta debole, mentre in Europa appare leggermente più sostenuta, ma i livelli di prezzo non incontrano le attese degli acquirenti e non si segnalano nuovi contratti. In Turchia alcune partite di ghisa russa sono state collocate a valori inferiori di circa 5 dollari, mentre negli Stati Uniti gli ultimi contratti spot per ghisa brasiliana ad alto fosforo si sono chiusi intorno ai 400 $/t FOB, con i principali acquirenti che sembrano pronti a rinnovare l’interesse nelle prossime settimane.
Anche l’inox ha confermato il trend debole. A luglio le fonderie hanno ridotto gli acquisti in vista della pausa estiva, mantenendo i magazzini al minimo e programmando chiusure più lunghe rispetto agli anni precedenti, mediamente tra le tre e le quattro settimane. La domanda è rimasta scarsa e legata quasi esclusivamente a esigenze contingenti, mentre le incertezze legate ai dazi USA-UE, nonostante l’accordo raggiunto il 21 agosto, continuano a pesare sul sentiment. Sul fronte logistico, i ritardi nel trasporto intermodale europeo dovuti ai lavori ferroviari hanno aggravato ulteriormente la situazione, con tempi di consegna dilatati e scarsa visibilità per le programmazioni di medio periodo.
Le ghise ematite e sferoidali hanno confermato un andamento fiacco. Le richieste si sono concentrate su fabbisogni immediati e le chiusure estive hanno ulteriormente compresso i volumi. Anche in questo caso la disponibilità di materiale non è mancata, ma gli operatori hanno preferito mantenere un profilo prudente.
Il mercato delle ferroleghe, infine, ha registrato forti aumenti tra luglio e agosto, alimentati dalle indiscrezioni sull’introduzione di nuove misure di salvaguardia da parte della Commissione Europea. L’ultima settimana di agosto e i primi giorni di settembre hanno però segnato un’inversione del trend, riportando i prezzi su livelli più equilibrati.
Nel complesso, il mercato del rottame e delle materie prime si conferma fragile e in attesa di segnali chiari. La domanda di prodotti finiti continua a mostrare debolezza, il dollaro mantiene un ruolo di variabile decisiva e il contesto geopolitico resta incerto. In queste condizioni, gli operatori rimangono prudenti, con scambi contenuti e un atteggiamento attendista che probabilmente segnerà anche le prossime settimane.