La proposta di Regolamento avanzata dalla Commissione Europea sulle nuove misure sostitutive della Salvaguardia UE per le importazioni di acciaio suscita una durissima reazione da parte di Assofermet, che parla di una vera e propria «morsa d’acciaio» per distributori e aziende trasformatrici.
Secondo l’associazione, l’introduzione di un dazio del 50% al superamento dei contingenti per categoria di prodotto, unita a un taglio trasversale delle quote di importazione, rappresenta una chiara volontà di chiudere il mercato europeo alle importazioni da Paesi extra-UE. Tali misure, sottolinea Assofermet, porterebbero alla creazione di un «mercato catturato» (captive market), con un inevitabile aumento dei prezzi e gravi ricadute per la manifattura europea, tradizionalmente orientata all’export e già sottoposta a forti pressioni competitive.
L’associazione denuncia inoltre che queste nuove restrizioni si andrebbero a sommare a dazi antidumping già in vigore o in corso di adozione, come nel caso dei coils a freddo, e all’imminente avvio del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) a partire da gennaio 2026, rendendo di fatto impraticabile qualsiasi percorso di approvvigionamento alternativo. «Ancora una volta, osserva Assofermet, le imprese della distribuzione, dei centri servizio e della trasformazione vengono completamente ignorate dalla Commissione UE, nonostante rappresentino il cuore pulsante della manifattura e dell’export europeo». L’associazione ribadisce che, pur riconoscendo il valore strategico della siderurgia europea, la protezione dell’industria non può tradursi in un eccesso di protezionismo, che avrebbe come unico effetto «la delocalizzazione della produzione e lo sfilacciamento dell’industria europea».
Come già riportato in precedenza da SteelOrbis, Assofermet aveva espresso preoccupazione per le nuove misure UE di salvaguardia su acciaio e alluminio, chiedendo un approccio più equilibrato e proposte concrete per la fase post-salvaguardia, tra cui un’unica quota UE trimestrale, un meccanismo di carry-over per le quote non utilizzate e dazi ridotti al 25% in caso di superamento delle soglie.
Anche allora l’associazione aveva avvertito che restrizioni eccessive alle importazioni avrebbero provocato pesanti conseguenze sulla manifattura europea, aggravate dai costi energetici e dall’introduzione del CBAM. Il comunicato dell’8 ottobre prosegue quindi sulla stessa linea, rafforzando il messaggio di allarme sul rischio che la politica industriale europea perda il proprio focus sulla competitività.
Assofermet ha annunciato che continuerà a interloquire con il Governo italiano e con la Commissione Europea «per difendere gli interessi del commercio, della distribuzione e della trasformazione dell’acciaio», chiedendo che si apra finalmente un tavolo per discutere stimoli al consumo e alla domanda di acciaio all’interno del mercato europeo, tema finora completamente disatteso.